ABRUZZO. “L’Abruzzo che vogliamo è una Regione in cui le risorse pubbliche vengano utilizzate per migliorare i servizi, sostenere lo sviluppo dei territori e aumentare la qualità della vita dei cittadini. Non c’è spazio per logiche diverse, perché le casse della Regione non appartengono ai governi di turno, ma a tutti gli abruzzesi che contribuiscono, anche attraverso le tasse, al funzionamento della comunità”. Lo ha dichiarato Luciano D’Amico nel corso della conferenza stampa convocata questa mattina, presenti anche i Capigruppo in Consiglio regionale Silvio Paolucci (PD) e Francesco Taglieri (M5S), per affrontare il tema dell’utilizzo delle risorse pubbliche regionali.
“Da sette anni – continua D’Amico – assistiamo a un modello di governo regionale che troppo spesso ha utilizzato le risorse pubbliche come strumento di consenso politico, piuttosto che come leva di programmazione e sviluppo. Un metodo che privilegia pochi, non risponde alle priorità dei territori e si allontana dall’idea di una Regione che pianifica il proprio futuro attraverso scelte trasparenti e verificabili.
Chiediamolo agli abruzzesi – incalza D’Amico – se ritengono prioritario finanziare una scuola di ballo brasiliano, un’associazione di padel, attività sportive o eventi selezionati senza alcun criterio oggettivo, oppure destinare quelle stesse risorse alla riduzione delle tasse o al finanziamento della sanità, dei trasporti, della sicurezza delle strade e dei servizi di cui cittadini e imprese hanno realmente bisogno. Credo che la risposta sia chiara.
Ma quello che è accaduto in Abruzzo è esattamente il contrario. Una stortura amministrativa e legislativa che il centrodestra ha trasformato in prassi. Già nell’ultimo Consiglio regionale prima della campagna per l’elezione del Presidente della Regione del 2024, la maggioranza di centrodestra approvò una legge mancia che prevedeva l’erogazione di contributi a circa 2.300 associazioni, per una somma pari a circa 22 milioni di euro. Facemmo un’analisi statistica di quel famigerato allegato 3 della legge di Bilancio e dei risultati elettorali delle regionali del 2024. I numeri mostrarono una correlazione significativa tra l’aumento delle risorse assegnate e il consenso ottenuto dal centrodestra nei territori interessati. Numeri che imposero, allora come oggi, una riflessione seria sul rapporto tra utilizzo delle risorse pubbliche e costruzione del consenso politico. Soprattutto alla luce del fatto che proprio mentre venivano approvate quelle misure e distribuiti milioni di euro attraverso contributi discrezionali, stava emergendo l’enorme disavanzo delle Asl abruzzesi, che chi governava ha taciuto al Consiglio e ai cittadini fino a dopo le elezioni del 10 marzo, che ha poi portato all’aumento delle tasse per gli abruzzesi. È questa la contraddizione più evidente di quel metodo: utilizzare risorse pubbliche per alimentare una logica di consenso, mentre si aggravano i problemi strutturali della Regione che gravano direttamente sui cittadini.
Ora c’è il rischio concreto che già nel prossimo Consiglio regionale di mercoledì si riproponga lo stesso schema. Una prospettiva che riteniamo ancora più grave in una fase in cui la politica dovrebbe dare ai cittadini il massimo esempio di correttezza e trasparenza. Valuteremo il testo quando sarà depositato, ma se dovessimo trovarci, come si preannuncia, ancora una volta di fronte a una legge costruita per distribuire risorse in modo discrezionale, senza criteri trasparenti e verificabili, ci opporremo con fermezza.
Non possiamo consentire che l’utilizzo delle risorse pubbliche continui a essere piegato a logiche di consenso, mentre le criticità dei Territori sono tante. Gli abruzzesi hanno diritto a una programmazione seria, a regole uguali per tutti e a scelte orientate all’interesse generale. L’Abruzzo ha bisogno di programmazione, trasparenza e investimenti sulle vere priorità dei cittadini. Oggi più che mai, con la sanità in difficoltà, i costi dei trasporti in aumento, la crisi del caro-carburante e numerose criticità ancora irrisolte, ogni euro pubblico deve essere utilizzato nell’interesse generale e non secondo logiche discrezionali” conclude.
“Le risorse pubbliche non sono nella disponibilità politica di chi governa, ma appartengono alla collettività. Devono essere utilizzate per garantire servizi, ridurre le disuguaglianze e rispondere ai bisogni dei territori, attraverso criteri trasparenti, oggettivi e verificabili. È su questo principio che si misura la credibilità di un’amministrazione regionale”. Lo dichiarano i consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle, Francesco Taglieri, capogruppo, ed Erika Alessandrini, intervenendo sul rischio che nel prossimo Consiglio regionale possa essere riproposto il meccanismo dei finanziamenti discrezionali, già utilizzato in passato attraverso le cosiddette leggi mancia.
“Condividiamo pienamente le preoccupazioni espresse dal professor Luciano D’Amico”, aggiungono. “Non siamo contrari al sostegno delle associazioni, delle realtà culturali, sportive e sociali che rappresentano una ricchezza per l’Abruzzo. Siamo contrari a un sistema nel quale l’accesso alle risorse pubbliche dipende da scelte politiche discrezionali, anziché da bandi, criteri di merito e procedure accessibili a tutti. Perché quando mancano regole uguali per tutti, viene meno anche la garanzia di pari opportunità per chi opera quotidianamente nei nostri territori.
Non possiamo dimenticare quanto accaduto alla vigilia delle elezioni regionali del 2024, quando furono destinati circa 22 milioni di euro a migliaia di beneficiari attraverso un sistema di contributi nominativi. Una scelta che abbiamo contestato allora e che continueremo a contestare ogni volta che si tenterà di sostituire la programmazione con la distribuzione discrezionale delle risorse pubbliche.
Oggi questa modalità di gestione risulterebbe ancora più difficile da giustificare. L’Abruzzo continua a fare i conti con le difficoltà del sistema sanitario, con le liste d’attesa e con i problemi del trasporto pubblico. A queste criticità si aggiungono quelle degli agricoltori, costretti a confrontarsi con il caro gasolio e con l’aumento dei costi energetici, che incidono direttamente sulla sostenibilità delle attività produttive.
E mentre ci avviciniamo all’inverno, cresce la preoccupazione per le famiglie che potrebbero trovarsi nell’impossibilità di riscaldare adeguatamente le proprie abitazioni a causa del peso delle bollette. La povertà energetica è un problema concreto, che richiede attenzione e misure di sostegno, soprattutto per i nuclei economicamente più fragili.
In questo quadro assume particolare rilievo anche l’aumento dell’addizionale regionale IRPEF, che ha portato la pressione fiscale regionale a livelli particolarmente elevati. Riteniamo necessario avviare un percorso per ridurre questo carico e restituire risorse ai cittadini, a partire da quelli che si trovano maggiormente in difficoltà. È una questione di equità fiscale e di priorità nella gestione del bilancio regionale.
Ogni euro assegnato senza una programmazione chiara è un euro rispetto al quale i cittadini hanno il diritto di chiedere perché sia stata privilegiata una determinata iniziativa rispetto ad altre esigenze. E non può essere la vicinanza a un consigliere regionale, a un assessore o a una forza politica a determinare chi riceve un contributo e chi resta escluso.
Per questo chiediamo alla maggioranza di centrodestra di interrompere una prassi che rischia di compromettere la fiducia dei cittadini nelle istituzioni. Il sostegno al territorio deve passare attraverso strumenti pubblici, trasparenti e verificabili, non attraverso elenchi di beneficiari individuati dalla politica.
Se nel prossimo Consiglio regionale dovessero essere presentate nuove disposizioni finalizzate a distribuire contributi a pioggia con le stesse modalità ed emergessero profili di illegittimità, alla luce dei principi costituzionali di imparzialità e buon andamento della pubblica amministrazione e degli orientamenti della Corte costituzionale, valuteremo tutte le iniziative istituzionali necessarie per sottoporli agli organi competenti.
La questione non è soltanto come vengono spesi i soldi pubblici, ma quale idea di Regione vogliamo costruire: un’istituzione che garantisce a tutti le stesse opportunità oppure un sistema nel quale le risorse vengono distribuite attraverso decisioni discrezionali. Noi continueremo a chiedere regole chiare, programmazione e rispetto per ogni cittadino abruzzese”, concludono Taglieri e Alessandrini.
I capigruppo di centrodestra in Consiglio regionale Massimo Verrecchia, Emiliano Di Matteo, Luciano Marinucci, Marianna Scoccia e Vincenzo D’Incecco replicano alle dichiarazioni di Luciano D’Amico sull’utilizzo delle risorse pubbliche regionali e sulla presunta riproposizione delle cosiddette “leggi mancia”. “Siamo di fronte, ancora una volta, alla solita litania del professor D’Amico, che puntualmente ripropone le medesime polemiche senza entrare nel merito dei provvedimenti e delle esigenze concrete dei territori. Una narrazione – affermano – che appare sempre più orientata ad alzare il livello dello scontro politico, piuttosto che a contribuire seriamente al confronto istituzionale. Per quanto riguarda l’elenco delle risorse e degli interventi mostrati nel corso della conferenza stampa, possiamo affermare che non sono stati presentati emendamenti riconducibili alle situazioni e agli interventi che D’Amico ha sventolato pubblicamente. È quindi legittimo chiedersi se faccia riferimento a richieste avanzate da singoli esponenti della minoranza, che non possono essere automaticamente attribuite alla maggioranza né utilizzate per costruire una polemica politica preventiva. Cio’ che il Consiglio regionale si adopera a fare, nell’ambito delle proprie prerogative – precisano- è rispondere alle esigenze delle piccole realtà locali, delle associazioni e delle comunità che spesso rimangono ai margini dei grandi programmi di finanziamento. Si tratta di una pratica che non riguarda soltanto l’Abruzzo ma che trova riscontro anche in altre assemblee legislative, compreso il Parlamento. L’obiettivo – evidenziano – è sostenere iniziative e bisogni che, pur avendo un impatto significativo sulle comunità interessate, difficilmente riuscirebbero a trovare spazio nei grandi capitoli di programmazione. Parliamo di realtà che rappresentano un presidio sociale, culturale, sportivo e aggregativo fondamentale per tanti comuni abruzzesi. Liquidare tutto con l’etichetta di ‘legge mancia’ significa banalizzare il lavoro delle istituzioni e ignorare le necessità quotidiane di tanti amministratori e cittadini. La vera responsabilità di chi governa è cercare di dare risposte, valutando le esigenze che arrivano dai territori e operando nel rispetto delle procedure previste. Naturalmente, trasparenza e corretto utilizzo delle risorse pubbliche sono principi imprescindibili. Ma questi principi non possono diventare il pretesto per delegittimare ogni intervento di dimensioni contenute, né per alimentare sospetti generalizzati in assenza di elementi specifici riferiti ai singoli provvedimenti.
Colpisce, piuttosto, l’agitazione del professor D’Amico e la volontà di trasformare ogni occasione in uno scontro politico. Il sospetto è che questa strategia risponda soprattutto alla necessità di favorire la propria campagna elettorale in vista del prossimo 15 novembre, anziché agevolare un dibattito serio e costruttivo sulle priorità dell’Abruzzo. Noi continueremo a lavorare con un approccio serio, attento alle comunità e alle esigenze che provengono dai territori. Ai cittadini non servono polemiche ripetute a ogni occasione ma attenzione e impegno istituzionale. Il confronto politico è legittimo e persino necessario ma deve fondarsi sui fatti e non su ricostruzioni strumentali. Il centrodestra continuerà a fare la propria parte, con l’obiettivo di sostenere le realtà locali e garantire risposte tangibili agli abruzzesi”, concludono Verrecchia, Di Matteo, Marinucci, Scoccia e D’Incecco, nella nota congiunta.
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