Un posto di lavoro è ciò che Aristotele definisce “un atto“: una certezza che c’è, qui e ora, con il tuo nome sulla busta paga. Un mestiere è un “in potenza“: ciò che sei in grado di diventare, anche quando nessuno ti dà ancora il modo di esserlo. Il posto te lo danno e te lo tolgono, con una firma, una chiusura, un comunicato che dice “cessa l’attività”. Il mestiere no: è qualcosa che è tuo anche quando non hai più nessuno con cui parlare. (In Sardegna si discute di posti e si dice così poco di mestieri, ma questa è un’altra storia).
Stamattina, al Molo Ichnusa, si i è parlato di mestieri a gente che un posto ce l’ha, se ce l’ha, fino al 26 novembre. Funziona così: ti spiegano in che cosa puoi trasformarti, e intanto non sai se esisterà ancora l’ente che ti paga mentre ti trasformi. Si chiama riqualificazione. In una città di mare si potrebbe chiamare anche in un altro modo: imparare a nuotare mentre qualcuno discute se svuotare la vasca.
Progetti e certezze
I dipendenti di K.A.L.Por.T. hanno ascoltato con l’attenzione di chi sa distinguere le promesse dai progetti. Chi ha lavorato per anni sulle banchine del terminal container del Porto Canale conosce bene la differenza tra le due cose. Da oggi hanno qualche elemento in più per capire cosa potrebbe diventare il loro mestiere. Sul proprio posto, invece, le certezze restano quelle di ieri.
Riqualificazione d’eccellenza
L’agenzia di formazione Its Mosos ha illustrato ai lavoratori un progetto biennale di corsi di riqualificazione professionale d’eccellenza, finanziato dal ministero, pensato per creare figure che il mercato del lavoro oggi cerca e che nel porto, dopo la chiusura del terminal, non c’erano più. Non sono corsi generici, né quei percorsi di aggiornamento che si chiudono con un attestato destinato a un cassetto. L’agenzia li ha presentati come altamente specializzanti, e l’elenco delle destinazioni possibili lo conferma: si va dal mondo di Luna Rossa, con le sue lavorazioni di precisione, a quello di Pilloni, azienda che fa assistenza ad Arst, fino ai nuovi posti di lavoro legati ai treni a idrogeno, una tecnologia che la Sardegna guarda da tempo come una delle possibili vie della transizione, per finire ad alcune figure chiave che mancano a Nuova Icon.
C’è una logica, in questo mosaico. Chi ha movimentato container sa lavorare con mezzi pesanti, sa muoversi in ambienti regolati da procedure rigide, conosce la sicurezza e la logistica. Sono competenze che si prestano a essere spostate verso la manutenzione di flotte e veicoli, verso l’assistenza tecnica, verso un’industria ferroviaria che sta cambiando alimentazione. Il progetto, in sostanza, prova a fare ciò che dal 2022 è la ragione d’essere dell’Agenzia: non lasciare che un’esperienza professionale svanisca insieme al terminal che la ospitava.
Sette anni
Per capire perché una presentazione di corsi possa avere il peso di un evento bisogna tornare indietro. Nel 2019 la Cict, società del gruppo Contship Italia, cessa l’attività al terminal container del Porto Canale. Sono 210 i licenziamenti collettivi. Da allora sono passati sette anni, e il tempo non ha ammorbidito la vicenda: l’ha trasformata in una lunga trattativa con le istituzioni, fatta di norme da scrivere, proroghe da ottenere, coperture da trovare.
La svolta, se così si può chiamare, arriva con la legge 234 del 2021, che apre alla possibilità di un’agenzia dedicata. Nasce così, a maggio 2022, K.A.L.Por.T., Karalis Agenzia per il Lavoro Portuale del Transhipment: lo strumento che da allora tutela i lavoratori sopravvissuti alla crisi del terminal. Oggi gli iscritti sono circa 110-120, ciò che resta di quella platea di 210. Non è un numero qualunque. È il segno di quanti, in questi anni, hanno trovato un’altra strada e di quanti invece sono rimasti ad aspettare che la strada si aprisse qui.
L’Agenzia è sempre stata, per sua natura, una soluzione a termine. Ma i termini, nel Paese delle proroghe, sono la parte più fragile di ogni soluzione. L’ultimo scade il 26 novembre 2026.
Il paradosso
È qui che la mattina del Molo Ichnusa mostra il suo lato più amaro. Mentre vengono illustrati i corsi Kalport non sa ancora se da dicembre esisterà più. Il ministero dei Trasporti guidato da Matteo Salvini non ha ancora mantenuto fede alla promessa: quattro milioni di euro per rilanciare l’Agenzia. Quei quattro milioni, se confermati nei prossimi passaggi parlamentari, permetterebbero di superare lo scoglio più temuto, quello di un’Agenzia che cessa di esistere prima ancora che si possa discutere di un suo rinnovo.
Il paradosso è quasi geometrico. Si investe nella riqualificazione di persone che fanno capo a un’agenzia la cui sopravvivenza non è garantita. Si pianifica un biennio di formazione quando l’orizzonte certo è di poche settimane. Chi organizza i corsi lavora, comprensibilmente, nell’ipotesi che il contenitore regga; chi dovrebbe frequentarli sa che quell’ipotesi dipende da una voce di spesa che per ora esiste soprattutto nelle dichiarazioni.
Una competenza che rimbalza
La storia recente dei fondi dice molto sul modo in cui la politica italiana distribuisce le responsabilità. Alla fine di settembre, contattata da CagliariToday, la ministra del Lavoro Marina Calderone aveva spiegato che la competenza sull’Agenzia è del ministero dei Trasporti. Nelle stesse ore Salvatore Deidda, presidente della Commissione Trasporti della Camera, dichiarava che si stava lavorando, insieme all’Autorità Portuale e al Governo, per inserire l’Agenzia nella prossima legge di Bilancio, con una copertura già garantita fino a fine anno.
Il quadro, dunque, era questo: un impegno politico a muoversi, una competenza amministrativa che sta altrove, una scadenza che non aspetta nessuno. A tre settimane di distanza, la promessa dei quattro milioni resta tale. Non significa che non verrà mantenuta; significa che i lavoratori, per ora, devono accontentarsi di una parola data da persone che hanno il potere di trasformarla in un atto e non l’hanno ancora fatto.
Cosa si gioca davvero
Sarebbe ingeneroso liquidare il progetto dell’Its Mosos come un’ironia della sorte. I corsi sono la parte concreta della storia, forse la più concreta che Kalport abbia potuto mostrare ai suoi iscritti da molto tempo. Dicono che esistono aziende, a Cagliari e in Sardegna, interessate a figure formate in un certo modo. Dicono che l’idrogeno ferroviario è un campo in cui si prevedono assunzioni. Dicono, soprattutto, che la riconversione di un’intera platea portuale non è un’utopia.
Ma una riconversione non si fa in una stagione, e non si fa senza una cornice istituzionale che tenga. L’Agenzia è quella cornice: è ciò che consente ai lavoratori di essere tutelati mentre si formano, di non dover scegliere tra un reddito e un futuro. Se la cornice cade il 26 novembre, i corsi diventano un’offerta formativa come tante, e i lavoratori tornano a essere singoli individui davanti a un mercato che, in sette anni, non ha trovato un posto per tutti loro.
È per questo che la partita dei quattro milioni vale molto più della cifra. Garantirebbe la continuità, quella parola che nei giorni scorsi è tornata più volte nelle valutazioni su come affrontare il rinnovo: continuità rispetto a quanto già fatto, dai risultati concreti dell’Agenzia alle nuove prospettive di ricollocazione che i corsi ora rendono visibili. Chiedere di non interrompere un percorso, in fondo, non è una pretesa ma il minimo che si possa pretendere da uno Stato che quel percorso ha scelto di avviare.
Il tempo che resta
Il calendario parlamentare, d’ora in poi, farà da metronomo. La legge di Bilancio è il treno su cui Kalport deve salire, e le settimane che separano dal 26 novembre sono quelle in cui si vedrà se la promessa diventerà norma. Nel frattempo, i lavoratori hanno qualcosa che prima non avevano: un elenco di strade possibili, con nomi e destinazioni. Luna Rossa, Pilloni, i treni a idrogeno. Non sono garanzie, ma sono indirizzi.
Al Molo Ichnusa, stamattina, si è parlato di futuro in una città che di futuro per il suo porto ha discusso molto e deciso poco. La sensazione, uscendo, è che il mestiere sia pronto. Manca il posto in cui esercitarlo: bastano quattro milioni e un’Agenzia ancora in vita quando i corsi cominceranno.
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