In Italia il sistema fiscale prevede che sui redditi prodotti, siano essi da lavoro, da pensione o di altra natura, si paghino le relative imposte. La materia è particolarmente attuale, visto che il governo sembra intenzionato a intervenire nuovamente sulle regole della tassazione. Ma esiste un problema che riguarda soprattutto i contribuenti con redditi più bassi: quello della capienza fiscale.
Chi si trova in una situazione di incapienza può infatti non riuscire a sfruttare, in tutto o in parte, alcune delle agevolazioni previste per spese molto comuni. Detrazioni che sulla carta spettano al contribuente, ma che possono essere utilizzate soltanto nei limiti dell’IRPEF effettivamente dovuta.
Pensioni basse, lavoro part-time, disoccupati: niente rimborsi nel 730
La capienza fiscale rappresenta, in termini semplici, la quantità di IRPEF sulla quale il contribuente può utilizzare le detrazioni. Non coincide quindi semplicemente con tutte le tasse versate durante l’anno, ma con l’imposta che rimane dovuta dopo aver applicato le detrazioni spettanti.
È un concetto fondamentale per capire perché alcuni contribuenti riescono a recuperare integralmente determinate spese considerate detraibili o deducibili, mentre altri non possono farlo.
Nel nostro sistema fiscale esistono infatti detrazioni legate alla tipologia di reddito, come quelle per lavoro dipendente e pensione, oltre alle detrazioni previste in determinate situazioni familiari. Per esempio, nei casi in cui spettano detrazioni per il coniuge fiscalmente a carico, un contribuente può pagare meno IRPEF rispetto a un altro che, a parità di reddito, non beneficia della stessa agevolazione.
L’IRPEF, inoltre, è un’imposta progressiva per scaglioni. Attualmente si applica il 23% fino a 28.000 euro, il 33% sulla parte di reddito compresa tra 28.000 e 50.000 euro e il 43% sulla quota superiore.
Le detrazioni per redditi da lavoro dipendente possono portare, entro determinate soglie, all’azzeramento dell’IRPEF dovuta. Da qui nasce la cosiddetta no tax area. Per i lavoratori dipendenti, la soglia si colloca generalmente intorno agli 8.500 euro di reddito annuo, anche se il calcolo concreto dipende dalla situazione individuale.
Chi non deve pagare IRPEF perché le detrazioni da reddito azzerano interamente l’imposta si trova, di fatto, senza capienza da utilizzare per ulteriori detrazioni. Al crescere del reddito e dell’imposta dovuta, invece, aumenta normalmente anche lo spazio disponibile per sfruttare le agevolazioni fiscali.
Detrazioni e capienza fiscale, ecco i problemi del sistema fiscale italiano
Alle detrazioni legate al reddito si aggiungono quelle che possono essere utilizzate in dichiarazione per determinate spese che il TUIR considera fiscalmente agevolabili.
Tra le più comuni ci sono le spese sanitarie. Un contribuente che, per esempio, sostiene una spesa dal dentista può beneficiare di una detrazione del 19% sulla parte che supera la franchigia di 129,11 euro.
Se la spesa sanitaria complessiva è pari a 1.129,11 euro, la parte sulla quale calcolare la detrazione è di 1.000 euro. Il beneficio teorico è quindi pari a 190 euro.
Non si tratta però, tecnicamente, di un rimborso automatico dello Stato. È una detrazione dall’IRPEF: quei 190 euro possono essere recuperati soltanto se il contribuente dispone di un’imposta sufficiente da abbattere.
Ed è proprio qui che emerge il problema della capienza fiscale. Chi si trova completamente nella no tax area e non ha IRPEF dovuta, in linea generale, non può sfruttare una normale detrazione IRPEF per spese sanitarie.
Allo stesso modo, chi dispone soltanto di 100 euro di imposta residua, pur avendo teoricamente diritto a una detrazione sanitaria di 190 euro, può sfruttarla solo entro il limite della propria capienza. La parte eccedente, salvo specifiche eccezioni previste per particolari agevolazioni, non viene normalmente rimborsata né trasferita agli anni successivi.
È una situazione che può interessare pensionati con assegni bassi, lavoratori part-time, persone con rapporti di lavoro discontinui o contribuenti che, per effetto di altre detrazioni, hanno già azzerato gran parte dell’IRPEF.
Alcuni esempi pratici sulla poca equità del sistema
Più aumentano le spese sostenute da un contribuente e potenzialmente detraibili nel modello 730, maggiore diventa l’importanza della capienza fiscale.
Un esempio significativo è rappresentato dalle detrazioni per gli interventi di recupero edilizio. In base alla tipologia di immobile, all’anno in cui sono sostenute le spese e ai requisiti previsti dalla normativa, è possibile beneficiare di una percentuale di detrazione da ripartire generalmente in 10 quote annuali di pari importo.
Non è però corretto affermare in termini generali che oggi tutte le ristrutturazioni consentano di scaricare sempre il 50% su una spesa massima di 96.000 euro. Le percentuali applicabili sono state differenziate negli ultimi anni e dipendono, tra le altre cose, dal fatto che l’immobile interessato sia o meno adibito ad abitazione principale.
E se il dichiarante è incapiente?
Resta però valido il problema della capienza. Se, per esempio, un contribuente maturasse una detrazione complessiva di 48.000 euro da utilizzare in dieci anni, avrebbe diritto teoricamente a 4.800 euro all’anno. Per sfruttare interamente ogni rata dovrebbe però avere almeno altrettanta IRPEF disponibile.
Se in un determinato anno la sua capienza fosse di appena 2.500 euro, una parte della quota annuale potrebbe andare perduta, perché le normali detrazioni per ristrutturazione non danno diritto a un rimborso oltre l’imposta dovuta.
Ed è proprio questo uno degli effetti più delicati della riduzione delle imposte. Un taglio dell’IRPEF è naturalmente vantaggioso perché lascia più reddito disponibile al contribuente.
Ma può contemporaneamente ridurne la capienza fiscale e quindi la possibilità di utilizzare integralmente alcune detrazioni già maturate.
Il sistema delle agevolazioni fiscali basate sulle detrazioni presenta quindi un limite evidente per gli incapienti. Chi ha redditi molto bassi può non riuscire a beneficiare di agevolazioni che, invece, vengono sfruttate integralmente da chi dispone di una maggiore imposta lorda.
Allo stesso modo, anche chi possiede redditi più elevati può trovarsi con una capienza inferiore rispetto al passato se intervengono nuove riduzioni dell’IRPEF. Il risultato è che una spesa sostenuta contando su una determinata detrazione può produrre, negli anni successivi, un beneficio fiscale inferiore a quello teoricamente previsto. Ciò avviene se l’imposta da versare non è più sufficiente ad assorbirla.
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