Da luglio a settembre 109 aziende in più, cala il dato annuo
📌 FLASH NEWS – In Umbria il trimestre si chiude con 109 imprese in più, ma la crescita dello 0,12% è la più lenta d’Italia. In un anno le aziende registrate calano di 1.147 unità. Avanzano le società di capitali, in flessione l’artigianato.
Il sistema imprenditoriale dell’Umbria chiude il terzo trimestre del 2026 con un bilancio positivo tra aperture e chiusure, ma registra il ritmo di crescita più contenuto del Paese. Tra luglio e settembre le nuove iscrizioni sono state 826, a fronte di 717 cessazioni, considerate al netto delle cancellazioni d’ufficio. Il saldo raggiunge quindi 109 imprese, con un tasso di incremento dello 0,12%, contro lo 0,32% nazionale.
La rilevazione Movimprese, realizzata da Unioncamere e InfoCamere attraverso i registri camerali, fotografa una ripresa numerica che prosegue per il secondo trimestre consecutivo. Il recupero estivo, tuttavia, non basta a riportare la consistenza delle imprese sui livelli di un anno prima.
Il trimestre resta positivo, ma rallenta
Rispetto alla primavera, quando il saldo umbro aveva raggiunto 347 unità e il tasso di crescita lo 0,39%, l’espansione perde intensità. Anche il confronto con l’estate del 2025 evidenzia un risultato inferiore: allora il bilancio era stato di 125 imprese aggiuntive, pari allo 0,14%.
L’andamento italiano segue una direzione diversa. Il tasso nazionale sale dallo 0,29% del terzo trimestre 2025 allo 0,32% del periodo corrispondente del 2026. Il saldo complessivo raggiunge 18.403 imprese, il valore trimestrale più elevato dal 2021.
Alla fine di settembre le imprese registrate in Umbria sono 89.293, rispetto alle 89.186 di giugno. La variazione della consistenza complessiva è dunque di 107 unità, mentre il saldo tra iscrizioni e cessazioni, depurato dalle cancellazioni d’ufficio, è pari a 109.
Toscana e Marche davanti, ma sotto la media
La crescita contenuta interessa anche le regioni vicine. La Toscana registra un incremento dello 0,18%, mentre le Marche si attestano allo 0,17%. Entrambe superano il risultato umbro, pur rimanendo sotto la media italiana e rallentando rispetto allo stesso trimestre del 2025.
Nell’Italia centrale emerge il Lazio, con un aumento dello 0,51%. Tra gli altri risultati regionali si distinguono la Campania, allo 0,46%, e la Lombardia, allo 0,41%.
Perugia pesa sui numeri, Terni cresce di più
Entrambe le province umbre presentano più iscrizioni che cessazioni. In provincia di Perugia, le 608 nuove iscrizioni e le 540 cessazioni determinano un saldo di 68 imprese, corrispondente a una crescita dello 0,10%.
La provincia di Terni conta invece 218 iscrizioni e 177 cessazioni. Il bilancio è di 41 imprese aggiuntive, con un incremento dello 0,19%.
Il territorio perugino fornisce quindi il contributo maggiore in termini assoluti, sostenuto da una base imprenditoriale più ampia. Quello ternano mostra una dinamica più favorevole quando l’aumento viene rapportato al numero delle imprese presenti.
In dodici mesi mancano 1.147 aziende
Il confronto annuale restituisce un quadro negativo. A settembre 2025 l’Umbria contava 90.440 imprese registrate: in dodici mesi la consistenza si è ridotta di 1.147 unità, pari all’1,27%.
La provincia di Perugia perde 915 imprese, con una flessione dell’1,33%. In quella di Terni la diminuzione è di 232 unità, equivalente all’1,08%.
La contrazione regionale risulta più marcata rispetto a quella dell’Italia, dove il calo è dello 0,84%, e della Toscana, che arretra dello 0,98%. Le Marche presentano invece un aumento di 257 imprese, pari allo 0,18%.
Le attività operative scendono a 76.954
Per leggere la rilevazione occorre distinguere le imprese registrate da quelle attive. Le prime comprendono anche posizioni inattive, sospese o in liquidazione. Le seconde identificano le aziende che esercitano un’attività economica senza procedure concorsuali in corso.
Al 30 settembre 2026, le imprese attive umbre sono 76.954, ossia l’86,18% del totale registrato. Le restanti 12.339 posizioni non corrispondono automaticamente ad aziende chiuse.
La quota delle attive è quasi identica a quella italiana, pari all’86,19%, mentre raggiunge l’87,18% in Toscana e il 90% nelle Marche.
Rispetto a settembre 2025, l’Umbria perde 1.034 imprese attive, con una riduzione dell’1,33%: 795 in provincia di Perugia e 239 in provincia di Terni. La flessione supera quelle di Italia, Toscana e Marche, rispettivamente allo 0,84%, 0,97% e 0,11%. Nel solo trimestre estivo, tuttavia, le attività operative aumentano di 120 unità rispetto a giugno.
Le società di capitali rafforzano la presenza
Un andamento diverso riguarda le società di capitali, che in Umbria raggiungono 26.503 unità. Sono 596 in più rispetto a settembre 2025, con una crescita del 2,30%.
L’incremento rispetto a giugno è di 163 unità. Nello stesso periodo diminuiscono le società di persone, di 41 unità, le ditte individuali, di 5, e le altre forme giuridiche, di 10.
Il peso delle società di capitali sul totale regionale passa dal 28,65% al 29,68%. L’avanzamento non riduce però la distanza dall’Italia, dove la quota sale dal 33,35% al 34,44%. Il divario si amplia così da 4,70 a 4,76 punti percentuali.
Toscana e Marche presentano quote rispettivamente del 31,08% e del 31,20%. All’interno dell’Umbria, Terni raggiunge il 31,72%, mentre Perugia si ferma al 29,04%.
A livello nazionale le società di capitali superano per la prima volta i due milioni, arrivando a 2.007.486. Il loro saldo trimestrale, pari a 14.529 unità, rappresenta il 79% del risultato complessivo italiano. Nel confronto annuale umbro, invece, le imprese individuali diminuiscono di 1.312 unità e le società di persone di 333.
Artigianato in flessione anche nell’estate
Il comparto artigiano regionale registra una contrazione sia annuale sia trimestrale. Le imprese iscritte sono 18.924, con una perdita di 441 unità in dodici mesi, pari al 2,28%. Il calo supera quelli rilevati in Italia, Toscana e Marche.
Tra luglio e settembre, 213 iscrizioni e 221 cessazioni producono un saldo di otto imprese in meno, equivalente al −0,04%. In provincia di Perugia le aperture e le chiusure si equivalgono, entrambe a quota 166. In provincia di Terni, invece, le 47 iscrizioni non compensano le 55 cessazioni.
Nello stesso trimestre l’artigianato italiano guadagna 1.401 imprese, con un incremento dello 0,11%. La Toscana chiude a +27, mentre le Marche perdono 103 attività.
Il numero delle imprese non misura la capacità produttiva
Le variazioni dei registri descrivono il ricambio delle attività e la propensione ad avviare un’impresa. Non consentono, da sole, di quantificare un aumento o una perdita equivalente di capacità produttiva: una ditta individuale e un’azienda con centinaia di dipendenti hanno infatti lo stesso peso nel conteggio.
Per valutare la solidità del sistema economico occorre affiancare questi dati a occupazione, fatturato, produttività, investimenti, dimensioni e settori di attività. Anche la maggiore presenza di società di capitali indica un’evoluzione delle forme organizzative, senza dimostrare automaticamente una maggiore patrimonializzazione o solidità finanziaria delle singole aziende.
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