Il diesel in Italia è tra i più tassati d’Europa, anzi è proprio al primo posto nell’Unione europea per incidenza fiscale sul prezzo finale. Su ogni litro di gasolio acquistato alla pompa, ben il 48% finisce nelle casse dello Stato sotto forma di IVA e accise. Tradotto in euro, significa che su un prezzo medio di 2,244 euro al litro, 1,08 euro sono imposte.
A fotografare la situazione è un’elaborazione di Adusbef sui dati Eurostat aggiornati al 19 ottobre 2026. Numeri che arrivano dopo la scadenza, lo scorso 5 ottobre, del taglio temporaneo delle accise e che evidenziano una differenza importante rispetto al resto d’Europa.
La media europea della tassazione sul gasolio si ferma infatti al 37,9%, oltre dieci punti percentuali in meno rispetto all’Italia. Eppure, guardando soltanto i prezzi alla pompa, il nostro Paese non è il più caro: occupa la settima posizione. Una differenza che racconta quanto pesi il Fisco sul costo dei carburanti.
Diesel, in Italia 1,08 euro al litro sono tasse: quanto costa un pieno
Il dato più significativo riguarda proprio la composizione del prezzo del gasolio. Dei 2,244 euro pagati mediamente per un litro di diesel, 1,08 euro sono destinati a IVA e accise, mentre la parte restante comprende il costo del prodotto e le altre componenti della filiera.
Secondo i calcoli di Adusbef, gli automobilisti italiani pagano 29 centesimi di tasse in più per ogni litro di gasolio rispetto alla media europea.
Una differenza che, moltiplicata per i litri di un rifornimento, diventa tutt’altro che trascurabile.
Quanto pesano le tasse su un pieno di diesel in Italia
| Voce | Importo |
|---|---|
| Prezzo medio al litro | 2,244 € |
| Quota fiscale (IVA e accise) | 48% |
| Costo di un pieno da 50 litri | 112,20 € |
| Tasse su un pieno da 50 litri | 54,00 € |
| Maggiori tasse rispetto alla media UE (50 litri) | 14,50 € |
Calcoli basati sui dati Adusbef aggiornati al 19 ottobre 2026.
Calcoli indicativi basati sui valori medi riportati nell’elaborazione del 19 ottobre 2026, non sui prezzi del singolo distributore.
La situazione italiana emerge anche dal confronto con gli altri Paesi dell’Unione.
Escludendo Malta, che applica un particolare sistema di prezzi amministrati, alle spalle dell’Italia si trovano Belgio, Danimarca, Francia e Lituania, con un’incidenza fiscale compresa tra il 42% e il 43%.
All’estremo opposto c’è la Polonia, dove le tasse rappresentano il 25,5% del prezzo del gasolio. Seguono Spagna e Svezia, entrambe attorno al 27%.
In sostanza, il peso percentuale delle imposte sul diesel in Italia è quasi doppio rispetto a quello della Polonia.
Gasolio, Finlandia più cara d’Europa: Italia settima per prezzi
Essere primi per tassazione non significa necessariamente avere il diesel più costoso. Ed è proprio questo uno degli aspetti più interessanti dell’analisi.
Nella classifica dei prezzi medi alla pompa, infatti, l’Italia si colloca al settimo posto, mentre la Finlandia conquista il primato con un prezzo di 2,531 euro al litro.
Ecco alcuni dei valori rilevati:
| Paese | Diesel medio al litro |
|---|---|
| Finlandia | 2,531 € |
| Danimarca | 2,501 € |
| Paesi Bassi | 2,456 € |
| Italia (7ª) | 2,244 € |
| Spagna | 1,880 € |
| Polonia | 1,790 € |
| Malta | 1,210 € |
Il confronto mostra differenze significative. Rispetto alla Polonia, per esempio, un automobilista italiano paga circa 45 centesimi in più per ogni litro di diesel.
Su un pieno da 50 litri significa una differenza di circa 22,70 euro, calcolata utilizzando i prezzi medi indicati.
Naturalmente, il prezzo finale non dipende soltanto dalle tasse. Entrano in gioco anche il costo del carburante, la distribuzione e le dinamiche dei singoli mercati nazionali.
Ma il primato italiano sull’incidenza fiscale rimane un elemento centrale, soprattutto dopo la fine dello sconto temporaneo sulle accise.
Le notizie non sono particolarmente incoraggianti neppure per chi guida un’auto a benzina.
In questo caso l’Italia occupa il terzo posto nell’Unione europea per incidenza delle imposte, con IVA e accise che rappresentano il 51,4% del prezzo finale.
Davanti al nostro Paese ci sono soltanto i Paesi Bassi, con il 52,8%, e la Grecia, con il 52%.
Anche qui il confronto con la media europea è significativo. Nell’UE la componente fiscale della benzina rappresenta mediamente il 45,5% del prezzo, mentre in Italia supera la metà.
In termini economici, su ogni litro di benzina acquistato in Italia 1,036 euro sono tasse, contro una media europea di 0,878 euro.
La differenza è di 15,8 centesimi al litro. Per un pieno da 50 litri si traduce in circa 7,90 euro di imposte aggiuntive rispetto alla media europea.
Guardando invece ai prezzi finali, l’Italia si trova all’ottavo posto tra i Paesi UE.
La benzina più cara è quella della Danimarca, dove il prezzo medio raggiunge 2,604 euro al litro. Seguono Paesi Bassi a 2,390 euro e Finlandia a 2,327 euro.
Tra i Paesi con i listini più contenuti figurano Polonia, con 1,560 euro al litro, e Svezia, con 1,639 euro. Malta si ferma a 1,340 euro, ma beneficia del proprio regime speciale.
Anche per la benzina, quindi, il problema italiano riguarda soprattutto il peso delle imposte sul prezzo complessivo.
Accise carburanti, rischio nuovi aumenti nei prossimi giorni
A rendere più delicata la situazione è la fine del taglio temporaneo delle accise, scaduto il 5 ottobre.
Adusbef richiama inoltre l’attenzione sul meccanismo delle cosiddette accise mobili, che permetterebbe, al ricorrere delle condizioni previste, di utilizzare il maggior gettito IVA derivante dall’aumento dei prezzi per ridurre la pressione fiscale sui carburanti.
Il presidente dell’associazione, Antonio Tanza, critica il mancato ricorso a questo strumento e sottolinea come gli automobilisti italiani continuino a sostenere un carico fiscale particolarmente elevato.
C’è poi un altro possibile elemento di rischio: la scadenza di alcuni sconti e meccanismi di contenimento dei prezzi applicati dalle compagnie petrolifere.
Secondo l’associazione, se queste misure non dovessero essere prorogate, benzina e gasolio potrebbero subire ulteriori rincari nei prossimi giorni.
Si tratta, per il momento, di un rischio segnalato e non di un aumento già confermato. Molto dipenderà dalle decisioni delle compagnie e dall’andamento dei prezzi dei prodotti petroliferi.
Per gli automobilisti italiani, comunque, il quadro resta impegnativo. Il diesel supera mediamente i 2,24 euro al litro e la benzina continua a presentare una componente fiscale superiore al 50%.
Il dato più evidente è che l’Italia non ha il gasolio più caro dell’Unione europea, ma è il Paese in cui le tasse incidono maggiormente sul prezzo finale.
E finché non arriveranno interventi sulla fiscalità o riduzioni significative dei listini, fare rifornimento continuerà a rappresentare una spesa importante per famiglie, pendolari e imprese che utilizzano quotidianamente l’automobile o i mezzi commerciali.
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