Il governo rivendica risorse per imprese, agricoltura e scuole. Pd e M5S denunciano una distribuzione di fondi orientata al consenso elettorale. La Cisl riconosce gli interventi, ma chiede una strategia. Nel Trapanese Bica annuncia 900 mila euro per sette opere.
I soldi per campi di calcetto, padel e palestre si sono trovati. Quelli per un bonus salute destinato alle famiglie più povere, secondo il Movimento 5 Stelle, no. È l’ultima accusa che accompagna le variazioni di bilancio approvate dall’Assemblea regionale siciliana: oltre 16 milioni per una sessantina di interventi sportivi, denunciano i pentastellati, mentre diverse proposte sociali sarebbero state respinte per mancanza di risorse.
Il centrodestra racconta un’altra manovra: sostegni alle imprese, aiuti contro il caro carburante, risorse per l’agricoltura, la scuola e le famiglie. E rivendica una maggioranza finalmente compatta. Il provvedimento si chiama “Coesione e crescita”. Sulla coesione dei partiti di governo si festeggia già. Sulla crescita della Sicilia, naturalmente, bisognerà misurare i risultati.
Il voto è arrivato la mattina di giovedì 22 ottobre, dopo oltre 21 ore di seduta: 37 favorevoli, nessun contrario e tre astensioni. Non un’approvazione bipartisan: Pd, M5S e Controcorrente avevano abbandonato l’Aula prima della votazione finale. Dopo il via libera, lo scontro si è trasferito dalle votazioni alla lettura politica della spesa.
Il M5S: «Sessanta interventi sportivi, ma niente bonus salute»
L’attacco più recente porta la firma del capogruppo Antonio De Luca e del coordinatore regionale e vicepresidente dell’Ars Nuccio Di Paola.
Nella nota del 23 ottobre, i due esponenti del Movimento stimano in quasi 500 gli interventi territoriali finanziati. Tra questi individuano una sessantina di opere relative a calcio, calcetto, padel, tennis, palestre e impianti analoghi, per oltre 16 milioni di euro.
Il confronto che propongono è con il loro bonus salute, pensato per aiutare le famiglie con Isee basso a pagare visite, esami e farmaci. Una proposta che, denunciano, non ha trovato copertura, come altri interventi sociali respinti o ridimensionati durante l’esame in commissione Bilancio. Sono i conteggi e la ricostruzione politica del Movimento.
De Luca e Di Paola precisano di non essere contrari a qualsiasi finanziamento locale. Citano, tra gli interventi condivisibili, il sostegno ai Comuni in difficoltà e alle città danneggiate dalle trombe marine. Riconoscono inoltre l’utilità di alcuni impianti, soprattutto scolastici. La loro contestazione riguarda la scala delle priorità e la selezione delle opere, non l’esistenza stessa dello sport nei bilanci pubblici.
Va distinta anche la questione sanitaria: il mancato bonus denunciato dal M5S non significa che il provvedimento sia privo di misure sulla salute. Il riepilogo dell’Ars indica tre milioni aggiuntivi per ridurre le liste d’attesa. Il sostegno diretto alle spese delle famiglie e il finanziamento delle prestazioni sanitarie sono però strumenti differenti.
I fondi territoriali e i numeri della discordia
Quanto vale la manovra? Le comunicazioni istituzionali non riportano la stessa cifra: la Regione parla di circa 1,4 miliardi, l’Ars di circa 1,3 miliardi. È comunque un provvedimento ben più consistente di quanto suggerisca il diminutivo “manovrina”.
Il capitolo più contestato è quello dei Fondi per gli investimenti territoriali, i Fit. Il fondo contenuto nel maxiemendamento finale ammonta a 174,3 milioni di euro: circa 146,4 milioni destinati ai Comuni e 27,9 milioni agli enti ecclesiastici.
Non sono somme versate ai parlamentari: si tratta di finanziamenti agli enti beneficiari per interventi territoriali. L’accusa delle opposizioni riguarda il ruolo dei deputati nella scelta e nella rivendicazione politica delle opere, considerate uno strumento per consolidare il consenso nei rispettivi collegi. La maggioranza respinge questa lettura e difende la possibilità di finanziare necessità locali.
Il punto, dunque, non è soltanto quanto si spende. È perché un intervento viene scelto prima di un altro, attraverso quali criteri e con quali risultati attesi.
Barbagallo: «La terra del padel è qui»
Il segretario regionale del Pd Anthony Barbagallo riassume la propria critica con una formula: «La terra del padel è qui».
Nel suo comunicato contrappone i finanziamenti locali alle proteste di giovani, autotrasportatori e agricoltori, al caro carburante e alle difficoltà delle famiglie. Parla di circa 200 milioni parcellizzati in microinterventi, una quantificazione più ampia rispetto al fondo Fit, e accusa il centrodestra di inseguire soprattutto la conservazione dei seggi all’Ars.
Per Barbagallo non si tratterebbe più soltanto di “mancette”, ma di una ricerca del consenso personale attraverso risorse pubbliche. Il segretario dem contesta anche l’assenza di Renato Schifani durante la sessione, fino a definirlo un «ologramma». È un attacco che investe insieme il merito della manovra e la responsabilità politica del presidente della Regione.
Schillaci e Di Paola: la maggioranza si tiene insieme con i finanziamenti
Sullo stesso tema insiste Roberta Schillaci, vicecapogruppo del M5S. La sua lettura è che la distribuzione delle risorse abbia consentito di ricomporre le divisioni del centrodestra: dopo mesi di contrasti, sostiene, la coalizione sarebbe passata alla «legge mancia».
Schillaci denuncia una prevalenza degli equilibri interni sulle risposte strutturali ai problemi dell’Isola. Contesta a sua volta l’assenza di Schifani dai banchi del governo e rivendica di non avere interventi riconducibili al proprio nome tra quelli che definisce “mance”.
Di Paola, nel primo commento dopo l’approvazione, aveva parlato di una «torta da 170 milioni» e attaccato un maxiemendamento che, nella sua descrizione, mette insieme campetti, canili, campanili e bagni pubblici. La denuncia si accompagna a un messaggio rivolto al proprio campo politico: M5S, Pd e Controcorrente avrebbero mantenuto una linea comune, rifiutando le logiche di spartizione.
È anche questo uno degli effetti politici della manovra: mentre il governo rivendica la ricomposizione della maggioranza, Di Paola cerca di trasformare la protesta comune in una prospettiva di governo alternativa.
Schifani e Dagnino: «Risposte a imprese e famiglie»
La rappresentazione del governo è opposta. Schifani presenta il provvedimento come un intervento ampio a favore del sistema economico e sociale siciliano. Ringrazia il presidente dell’Ars Gaetano Galvagno, l’assessore all’Economia Alessandro Dagnino e la maggioranza.
Dagnino insiste sul sostegno agli investimenti, sulla riduzione del peso dei costi produttivi e sull’accesso al credito. Tra le misure principali c’è la copertura del fabbisogno del credito d’imposta per gli investimenti nella Zes, con uno stanziamento indicato dalla Regione in circa 200 milioni di euro.
Sul caro carburante, il riepilogo del governo segnala altri 15 milioni per l’autotrasporto, che portano a 30 milioni le risorse complessivamente destinate alla categoria nell’anno. Un capitolo particolarmente significativo nei giorni della vertenza del settore.
Sono stanziamenti approvati: il giudizio sulla loro efficacia dovrà tenere conto anche delle condizioni di accesso e dei tempi con cui arriveranno ai destinatari.
Forza Italia festeggia la «ritrovata compattezza»
Il commissario regionale di Forza Italia Nino Minardo rivendica il ruolo del gruppo parlamentare e del capogruppo Stefano Pellegrino.
Tra le misure che indica come qualificanti ci sono gli incentivi al rientro di giovani laureati e diplomati tecnici, il sostegno alla prima casa per gli under 40 e gli interventi per le imprese che investono nell’intelligenza artificiale. A questi affianca il credito d’imposta Zes e gli aiuti ad agricoltura e autotrasporto.
Ma il suo comunicato contiene soprattutto una valutazione politica: la manovra confermerebbe la «ritrovata compattezza di Forza Italia» e un clima di unità con cui affrontare i prossimi appuntamenti, a partire dalla Finanziaria.
La stessa approvazione viene dunque letta in due modi: per il centrodestra è la prova di una capacità di governo recuperata; per le opposizioni, di un equilibrio ricostruito attraverso la distribuzione dei finanziamenti.
Sammartino: agricoltura, gasolio e consorzi di bonifica
L’assessore all’Agricoltura Luca Sammartino concentra la propria rivendicazione sulle difficoltà delle aziende e sulla continuità del lavoro.
Nel dettaglio diffuso dall’assessorato figurano 50 milioni per i produttori cerealicoli, 23 milioni contro il caro carburante agricolo e 7,9 milioni di contributi straordinari ai Consorzi di bonifica di Agrigento, Enna e Palermo, destinati a sostenere stipendi e attività irrigua.
Per il gasolio agricolo, la comunicazione indica un contributo di circa 35 centesimi al litro sui prelievi effettuati tra il primo marzo e il 31 ottobre.
Sammartino presenta il pacchetto come una risposta immediata, ma ne riconosce il carattere non risolutivo: «È soltanto un primo passo, per quanto serio e concreto». Per affrontare la crisi, aggiunge, occorre anche l’intervento del governo nazionale e dell’Europa.
Turano: condizionatori, psicologi e risorse per l’università
Sul fronte dell’istruzione, Mimmo Turano annuncia oltre 35 milioni per scuola e università. La misura più consistente è il fondo da 20 milioni per la climatizzazione degli istituti scolastici.
Sono previsti anche 10 milioni per un’infrastruttura di intelligenza artificiale destinata agli enti regionali per il diritto allo studio, tre milioni per il polo universitario di Enna, due milioni per gli sportelli di ascolto e supporto psicologico nelle scuole, 1,8 milioni per nuovi scuolabus e un milione per accademie di belle arti e conservatori.
La manovra comprende inoltre interventi per le persone con disabilità visiva, tra cui risorse per la stamperia Braille di Catania e l’Istituto dei ciechi di Palermo.
Turano collega queste misure alle richieste raccolte all’inizio dell’anno scolastico e rivendica il mantenimento degli impegni. Anche qui, la verifica sarà concreta: impianti installati, servizi attivati, studenti raggiunti.
Nel Trapanese, Bica rivendica 900 mila euro per sette opere
La contrapposizione sui fondi territoriali assume una dimensione locale nel comunicato del deputato di Fratelli d’Italia Giuseppe Bica, che annuncia 900 mila euro complessivi per sette interventi in provincia di Trapani. Non è il totale delle risorse destinate dalla manovra alla provincia: è il pacchetto di opere che il parlamentare rivendica come proprie proposte.
A Campobello di Mazara sono destinati 220 mila euro per riqualificare le strade comunali di contrada Tre Fontane. A Erice, 190 mila euro serviranno per il completamento delle vie Argo e Bronte a Pizzolungo.
A Paceco vanno 150 mila euro per il campo di calcetto dell’area sportiva Peep, tra via Falcone-Borsellino e via Catalano. A Salemi, 100 mila euro finanzieranno la manutenzione straordinaria dello stadio San Giacomo.
Altri 100 mila euro sono destinati a Calatafimi Segesta per bagni pubblici automatizzati; 80 mila euro al Libero Consorzio di Trapani per l’illuminazione della Sp 16 tra Castelluzzo e Macari, nel territorio di San Vito Lo Capo; 60 mila euro a Buseto Palizzolo per riqualificare via Sebastiano Bonfiglio.
Bica difende il provvedimento anche per gli interventi sul credito, sulle bollette idriche arretrate degli ex Comuni Eas e sulle liste d’attesa. Per il comparto agricolo c’è però un passaggio da tenere presente: il deputato rimanda alla prossima Finanziaria la discussione su risorse adeguate per olivicoltura e vitivinicoltura. Un impegno politico, non uno stanziamento già acquisito con questo voto.
La Cisl: misure utili, ma serve una strategia
Tra la soddisfazione del governo e la bocciatura delle opposizioni, la Cisl Sicilia esprime un giudizio articolato.
Il segretario generale Leonardo La Piana riconosce lo sforzo di rispondere alle emergenze e valuta positivamente, in particolare, gli interventi sulla Zes, sugli investimenti e sul sistema produttivo. Sottolinea inoltre che alcune misure raccolgono proposte avanzate dal sindacato.
Il riconoscimento non equivale però a considerare concluso il lavoro. La Cisl chiede di affiancare alle risposte emergenziali politiche capaci di generare occupazione stabile, infrastrutture, servizi, welfare e sanità, con attenzione ai giovani e ai territori più fragili.
La richiesta è un confronto continuativo con le parti sociali, per superare gli interventi frammentari e costruire un’agenda di sviluppo. In sostanza: non basta mettere insieme molte misure per ottenere automaticamente una politica economica coerente.
La domanda che resta: chi decide le priorità?
Ridurre l’intera manovra ai campetti cancellerebbe dal racconto gli aiuti alle imprese, alla scuola e all’agricoltura. Ma usare quegli aiuti per sottrarre al confronto i finanziamenti territoriali sarebbe un’operazione altrettanto poco convincente.
Una strada, uno stadio o una palestra possono rispondere a un bisogno reale. La domanda è come quel bisogno venga valutato rispetto agli altri, soprattutto quando per alcune proposte si dichiara che le risorse non ci sono.
È su questo che il governo dovrebbe rendere verificabili le proprie scelte: criteri, urgenze, beneficiari, tempi di realizzazione e risultati. Ed è su questo che l’opposizione dovrebbe misurare la propria vigilanza, distinguendo gli interventi utili da quelli contestabili.
Il consenso può essere la conseguenza di una buona spesa pubblica. Non dovrebbe essere il criterio con cui la si decide.
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