A richiamare l’attenzione sull’adempimento è il messaggio Inps n. 3281 del 15 ottobre, che riguarda chi percepisce determinate prestazioni previdenziali soggette al divieto, totale o parziale, di cumulo con i redditi da lavoro autonomo. Non si tratta, quindi, di un obbligo che coinvolge indistintamente tutti i pensionati, ma soltanto specifiche categorie individuate dalla normativa.
La questione è legata alla possibilità di ricevere contemporaneamente una pensione e un reddito da lavoro. In linea generale, il sistema previdenziale ammette il cumulo tra i due redditi, anche se per accedere alla pensione è normalmente necessario interrompere il rapporto di lavoro dipendente. Esistono, tuttavia, prestazioni per le quali sono previste limitazioni specifiche, soprattutto quando si tratta di pensioni o assegni collegati all’invalidità.
Per chi rientra in queste categorie, l’obbligo di dichiarare i redditi da lavoro autonomo resta un passaggio fondamentale, anche quando l’importo guadagnato non determina alcuna trattenuta sull’assegno. Ecco quali pensionati devono intervenire entro il 2 novembre, quali sono le riduzioni previste e come trasmettere correttamente la comunicazione all’Inps.
Chi deve dichiarare i redditi da lavoro autonomo entro il 2 novembre?
La scadenza riguarda i redditi da lavoro autonomo percepiti nel 2025 dai titolari di specifiche prestazioni previdenziali con decorrenza entro lo stesso anno, quando soggette al divieto parziale di cumulo.
In particolare, devono prestare attenzione i beneficiari dei seguenti trattamenti:
- Pensione di invalidità o Assegno ordinario di invalidità (AOI).
- Trattamenti di inabilità destinati agli ex dipendenti pubblici, comprese le pensioni privilegiate e quelle riconosciute in seguito alla dispensa dal servizio per inabilità assoluta e permanente a qualsiasi proficuo lavoro oppure alle mansioni.
- Pensione di invalidità erogata secondo la normativa dell’ex Inpgi.
La dichiarazione deve comprendere i redditi da lavoro autonomo prodotti nel corso del 2025. L’obbligo interessa anche gli eventuali compensi derivanti dal lavoro sportivo e dall’attività svolta dai magistrati onorari confermati in regime non esclusivo.
Sono previste, però, alcune esclusioni. Non devono presentare la comunicazione in questione i titolari di pensione o assegno di invalidità con decorrenza anteriore al 1° gennaio 1995, quindi entro il 31 dicembre 1994, né coloro che possiedono un’anzianità contributiva pari o superiore a 40 anni, nei limiti delle condizioni stabilite dall’Inps.
Un’ulteriore precisazione riguarda il personale del comparto difesa e sicurezza: il divieto di cumulo non si applica ai trattamenti privilegiati degli appartenenti che, per inidoneità al servizio, sono transitati nei ruoli civili della pubblica amministrazione.
Cosa succede quando si percepiscono contemporaneamente pensione e reddito da lavoro
Le conseguenze economiche dipendono dalla prestazione ricevuta, dall’ammontare dei guadagni e dalle eventuali deroghe previste dalla normativa. Per comprendere quando scattano le trattenute è necessario distinguere tra le diverse tipologie di trattamento previdenziale.
Un primo elemento riguarda la soglia di reddito. Per i titolari di pensione o assegno di invalidità, il divieto parziale di cumulo non opera quando i redditi da lavoro autonomo percepiti nel 2025 non superano 7.844,20 euro. Questo limite, tuttavia, non deve essere confuso con l’obbligo di dichiarazione: chi è tenuto a presentare la comunicazione deve farlo anche se i guadagni restano al di sotto della soglia e non comportano riduzioni della pensione.
Le riduzioni previste per l’Assegno ordinario di invalidità
Per chi percepisce l’Assegno ordinario di invalidità (AOI), il sistema prevede due possibili meccanismi di riduzione, che possono operare in presenza delle condizioni stabilite dalla legge.
Il primo riguarda il reddito da lavoro. Quando i guadagni annui superano 31.376,80 euro, la prestazione viene ridotta del 25%. Se invece il reddito oltrepassa 39.221 euro, la decurtazione sale al 50%. Queste riduzioni possono applicarsi anche a chi ha maturato almeno 40 anni di contributi.
A questa prima trattenuta può aggiungersene una seconda, collegata all’importo dell’assegno. Se, dopo l’eventuale riduzione iniziale, la pensione rimane superiore al trattamento minimo, può essere trattenuto il 30% della quota eccedente tale soglia. Nel 2025, il trattamento minimo indicato per questo calcolo è pari a 603,40 euro mensili per tredici mensilità.
La trattenuta aggiuntiva non può comunque superare il 30% del reddito da lavoro autonomo percepito. Inoltre, questa seconda riduzione non si applica ai titolari che hanno raggiunto almeno 40 anni di contribuzione.
Resta fermo il limite di reddito già indicato: se i guadagni da lavoro autonomo del 2025 sono pari o inferiori a 7.844,20 euro, il divieto parziale di cumulo non opera.
Le regole per gli ex dipendenti pubblici inabili
Un meccanismo simile interessa gli ex dipendenti pubblici che ricevono i trattamenti di inabilità richiamati dall’Inps, fatte salve le eccezioni previste dalla normativa.
In questi casi, l’attività di lavoro autonomo può comportare una trattenuta pari al 30% della parte di pensione che supera il trattamento minimo. Anche in questa situazione, la riduzione non può oltrepassare il 30% del reddito autonomo percepito.
La disciplina è invece più restrittiva per chi riceve la pensione previdenziale di inabilità riconosciuta in caso di assoluta e permanente impossibilità di svolgere qualsiasi attività lavorativa. Per questi beneficiari, lo svolgimento di un lavoro, sia autonomo sia dipendente, è incompatibile con la prestazione e può determinarne la revoca. Se sussistono i requisiti necessari, può essere riconosciuto in alternativa l’Assegno ordinario di invalidità.
Mancata dichiarazione all’Inps: quanto si rischia
Il punto più delicato riguarda le conseguenze per chi non trasmette la comunicazione entro il termine stabilito. La sanzione prevista può essere particolarmente elevata e non dipende necessariamente dal superamento delle soglie reddituali che determinano le trattenute sulla pensione.
I pensionati tenuti alla dichiarazione che non comunicano i redditi da lavoro autonomo rischiano infatti una sanzione pari all’importo annuo della pensione percepita nell’anno a cui si riferisce la dichiarazione. Per l’adempimento in scadenza, il riferimento è quindi il 2025.
Per capire la portata della misura, basta considerare un esempio: chi ha ricevuto una pensione di 1.000 euro al mese per tredici mensilità nel 2025 potrebbe essere esposto a una sanzione di 13.000 euro in caso di mancata dichiarazione.
È proprio questo aspetto a rendere importante il rispetto della scadenza anche per chi ha prodotto redditi autonomi modesti o ritiene di non dover subire alcuna decurtazione. L’obbligo dichiarativo e il calcolo delle trattenute sono infatti due questioni distinte.
Come presentare la dichiarazione entro il 2 novembre
Per adempiere all’obbligo, i pensionati interessati devono trasmettere la dichiarazione della situazione reddituale, comunemente conosciuta come modello Red, riferita ai redditi percepiti nel 2025.
La procedura può essere completata direttamente online attraverso il portale dell’Inps, utilizzando le proprie credenziali digitali.
Ecco i passaggi da seguire:
- Accedere al sito ufficiale dell’Inps con SPID, CIE o un’altra identità digitale ammessa.
- Cercare il servizio denominato “La dichiarazione della situazione reddituale (Red)”.
- Entrare nella sezione “Red Precompilato”.
- Selezionare “Campagna Red 2026 anno reddito richiesto 2025”.
- Compilare le informazioni richieste, indicando i redditi da lavoro autonomo e i periodi in cui è stata svolta l’attività.
- Inviare la dichiarazione e verificare che la trasmissione sia stata completata correttamente.
Chi incontra difficoltà nell’utilizzo del servizio può rivolgersi a un patronato, che può fornire assistenza nella compilazione e nell’invio della documentazione.
È importante ricordare che la presentazione del modello 730 o del modello Redditi all’Agenzia delle Entrate non sostituisce la comunicazione previdenziale richiesta dall’Inps. I due adempimenti hanno finalità differenti: per i pensionati soggetti al divieto di cumulo, i redditi da lavoro autonomo devono essere dichiarati anche ai fini previdenziali, specificando gli importi percepiti e i periodi di svolgimento dell’attività.
La scadenza del 2 novembre merita quindi particolare attenzione. Verificare per tempo se si rientra tra i beneficiari interessati e completare la dichiarazione può evitare conseguenze economiche molto più pesanti delle eventuali trattenute applicabili sulla pensione.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link





