Ristrutturare prima di vendere significa anticipare una spesa certa per un ricavo incerto. Inoltre, oltre al costo dei lavori, ci sono i tempi, spesso di diversi mesi, le pratiche edilizie, gli imprevisti e il rischio di scegliere finiture che non piacciono a chi compra. Nel frattempo la casa non è in vendita.
C’è poi un aspetto fiscale da conoscere. Secondo EC News (2023), che commenta l’articolo 16-bis, comma 8, del Tuir sul trasferimento dell’immobile con lavori in detrazione, se la casa viene venduta prima di aver usato tutte le rate, la detrazione non utilizzata passa per gli anni rimanenti all’acquirente persona fisica, salvo diverso accordo delle parti. Chi ristruttura e poi vende rischia quindi di lasciare a chi compra parte del beneficio, se non lo trattiene nell’atto.
Le percentuali contano. Secondo l’Agenzia delle Entrate (2026), nella pagina sulle agevolazioni per le ristrutturazioni edilizie, per le spese sostenute nel 2026 restano le condizioni del 2025: una detrazione del 50% per l’abitazione principale e del 36% negli altri casi, con un limite di spesa di 96.000 euro per unità immobiliare. Una casa che il proprietario non abita, come quella ereditata dai genitori, rientra di norma nel secondo caso, quindi con l’aliquota più bassa.
Ristrutturare può avere senso in casi limitati: piccoli lavori che eliminano un difetto evidente, oppure una zona in cui quasi tutta l’offerta è già rinnovata e la differenza di prezzo supera con margine il costo dell’intervento. Negli altri casi è più efficace mettere a disposizione dell’acquirente un preventivo dettagliato e, se esiste, un progetto, perché gli danno la misura dei lavori senza farti anticipare la spesa.
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