L’acconto IRPEF di novembre 2026 va versato entro lunedì 30 novembre 2026 da chi, nella dichiarazione dei redditi presentata quest’anno, ha un’imposta netta superiore a 51,65 euro. Si paga in unica soluzione se l’acconto totale è inferiore a 257,52 euro, altrimenti è la seconda rata: il 60% per la generalità dei contribuenti, il 50% per partite IVA soggette agli ISA e forfettari. Quest’anno c’è un dettaglio che molti trascurano: con il metodo storico l’acconto 2026 è calcolato sull’imposta 2025, ancora con il secondo scaglione al 35%, mentre dal 2026 l’aliquota è scesa al 33%. Risultato: chi ha un reddito tra 28.000 e 50.000 euro rischia di anticipare al Fisco fino a 440 euro in più del dovuto. Ecco chi paga, come si calcola e come recuperare quanto versato in eccesso.
Per il quadro generale sulle scadenze fiscali dell’anno resta valida la nostra guida con le 200 FAQ sulla dichiarazione dei redditi 2026, mentre per orientarsi tra imposte e tributi c’è l’approfondimento con le 200 domande sulle tasse in Italia.
Sommario
Cos’è l’acconto IRPEF di novembre
L’acconto IRPEF è un anticipo dell’imposta dell’anno in corso, versato prima ancora di sapere con certezza quanto si guadagnerà. Il meccanismo è quello dell’”imposta che rincorre se stessa”: a giugno si paga il saldo dell’anno precedente insieme al primo acconto dell’anno corrente, a novembre il secondo acconto. L’anno dopo, in dichiarazione, si tirano le somme.
Nel 2026 il calendario è questo: il saldo IRPEF 2025 e il primo acconto 2026 sono scaduti il 30 giugno (20 luglio senza maggiorazione per soggetti ISA e forfettari, grazie alla proroga estiva); il secondo o unico acconto 2026 scade il 30 novembre 2026, che quest’anno cade di lunedì e quindi non slitta.
Una differenza importante rispetto a giugno: l’acconto di novembre non si può rateizzare. Il saldo e il primo acconto ammettono il pagamento a rate mensili, il secondo acconto va versato in un’unica soluzione.
Chi paga l’acconto IRPEF a novembre e chi no
Paga l’acconto chi ha un’imposta netta “differenza” superiore a 51,65 euro nella dichiarazione presentata nel 2026 (rigo RN34 del Modello Redditi PF o rigo 11 del prospetto 730-3). In pratica, è dovuto da chi ha un debito d’imposta strutturale che le ritenute non coprono del tutto.
| Contribuente | Paga l’acconto a novembre? | Come |
| Dipendente o pensionato con 730 e sostituto d’imposta | Sì, se il 730-3 indica un secondo acconto | Trattenuta in busta paga o sul cedolino di novembre |
| Dipendente o pensionato con 730 senza sostituto | Sì, se dovuto | Modello F24 entro il 30 novembre |
| Partita IVA ordinaria soggetta agli ISA | Sì, seconda rata del 50% | F24, codice tributo 4034 |
| Forfettario | Non IRPEF ma imposta sostitutiva, seconda rata del 50% | F24, codice tributo 1791 |
| Contribuente con altri redditi senza sostituto (es. due redditi, fabbricati) | Sì, seconda rata del 60% o unica soluzione | F24, codice tributo 4034 |
| Chi nel 2026 non doveva presentare la dichiarazione o ha imposta differenza fino a 51,65 euro | No | Nessun versamento |
| Forfettario al primo anno di regime (nel 2025) | In linea di principio no (manca la base storica) | Valutare comunque il previsionale per non accumulare un saldo pesante |
Chi è in regime forfettario non versa IRPEF ma l’imposta sostitutiva al 15% (5% per le start-up): le regole sugli acconti sono però identiche, con la ripartizione 50/50 prevista per i soggetti assimilati agli ISA.
Chi è esonerato dall’acconto
Oltre a chi ha un’imposta differenza fino a 51,65 euro, non versano l’acconto:
- chi nel 2025 non aveva redditi IRPEF o non era tenuto alla dichiarazione, perché manca la base storica (chi però prevede un’imposta 2026 elevata può scegliere di versare comunque con il previsionale, per non trovarsi un saldo pesante nel 2027);
- gli eredi di un contribuente deceduto nel 2026 prima della scadenza dell’acconto: l’obbligo non si trasmette;
- chi ha in dichiarazione un credito d’imposta sufficiente a coprire l’intero acconto;
- chi ha soltanto redditi soggetti a imposta sostitutiva, per la sola quota sostitutiva (resta dovuto l’acconto su eventuali redditi IRPEF ordinari).
Le addizionali a novembre non si pagano
Un dettaglio che genera confusione: a novembre non si versano acconti di addizionale regionale (che non prevede acconto) né di addizionale comunale, il cui acconto del 30% si paga insieme al saldo di giugno. Il secondo acconto riguarda invece anche cedolare secca, IVIE, IVAFE e, per artigiani, commercianti e iscritti alla Gestione Separata, i contributi INPS sul reddito eccedente il minimale.
Quanto si paga: soglie, rate e percentuali
L’acconto complessivo è pari al 100% dell’imposta di riferimento, poi suddiviso in base all’importo e al tipo di contribuente. Le soglie sono fisse da anni e vanno lette sul totale dell’acconto, non sulla singola rata.
| Acconto complessivo | Contribuenti non ISA | Soggetti ISA e forfettari |
| Fino a 51,65 euro | Non dovuto | Non dovuto |
| Da 51,66 a 257,51 euro | 100% entro il 30 novembre | 100% entro il 30 novembre |
| Da 257,52 euro in su | 40% a giugno + 60% entro il 30 novembre | 50% a giugno/luglio + 50% entro il 30 novembre |
Due esempi rapidi. Acconto totale di 200 euro: nulla a giugno, 200 euro a novembre. Acconto totale di 1.000 euro per un contribuente non ISA: 400 euro a giugno e 600 euro a novembre; per un professionista soggetto agli ISA, 500 + 500.
Come si calcola: metodo storico e previsionale
Il contribuente può scegliere tra due metodi: quello storico, basato sull’imposta dell’anno precedente, e quello previsionale, basato su una stima dell’imposta dell’anno in corso. La scelta non è solo tecnica: decide quanta liquidità resta in tasca fino alla dichiarazione successiva.
Il metodo storico
L’acconto 2026 è pari al 100% dell’imposta netta 2025, al netto di detrazioni, crediti d’imposta e ritenute (il rigo “differenza” della dichiarazione). È il metodo applicato in automatico da CAF, software e sostituti d’imposta e ha un pregio decisivo: chi paga il 100% del dato storico non rischia sanzioni, anche se a consuntivo l’imposta 2026 risulterà più alta.
È la filosofia del vecchio adagio latino “melius abundare quam deficere” (“meglio abbondare che scarseggiare”): il metodo storico protegge dalle sanzioni, ma il prezzo di questa sicurezza è un prestito senza interessi concesso allo Stato quando il reddito scende.
Il metodo previsionale
Si calcola l’acconto sull’imposta che si prevede di dovere per il 2026, applicando le regole del 2026: aliquote al 23%, 33% e 43%, detrazioni e oneri dell’anno in corso. Conviene quando il reddito 2026 sarà più basso del 2025, quando aumentano le spese detraibili o, quest’anno, per effetto del taglio dell’aliquota. Il rovescio della medaglia è la responsabilità: se la stima è sbagliata per difetto, scattano le sanzioni sulla differenza.
Chi paga con F24 non deve inviare alcuna comunicazione all’Agenzia delle Entrate per usare il previsionale: versa semplicemente l’importo ricalcolato e conserva i conteggi. Nella dichiarazione dell’anno dopo si indicheranno gli acconti effettivamente versati. La comunicazione preventiva serve solo a chi ha il 730 con sostituto d’imposta, che altrimenti trattiene l’importo storico.
Per stimare correttamente le detrazioni 2026 è utile ripassare l’elenco delle spese detraibili nel 730: sanitarie, interessi del mutuo, ristrutturazioni e assicurazioni riducono l’imposta e quindi anche l’acconto previsionale.
Il nodo dell’aliquota al 33%: quanto si rischia di versare in più
La legge di Bilancio 2026 (legge 199/2025) ha ridotto dal 35% al 33% l’aliquota del secondo scaglione, quello tra 28.000 e 50.000 euro di reddito imponibile. Per i dipendenti il taglio arriva direttamente in busta paga dalle ritenute di gennaio. Per chi paga le imposte soprattutto tramite acconti, invece, il metodo storico guarda nello specchietto retrovisore: l’acconto 2026 viene calcolato sull’imposta 2025, cioè con la vecchia aliquota al 35%.
Abbiamo calcolato, a parità di reddito e di detrazioni tra 2025 e 2026, quanto vale l’eccedenza dovuta al solo cambio di aliquota. È il denaro che un contribuente con acconto storico anticipa in più rispetto a quanto dovrà effettivamente.
| Reddito imponibile | Quota tassata nel 2° scaglione | Imposta in meno nel 2026 (2 punti) |
| 25.000 euro | 0 euro | 0 euro |
| 30.000 euro | 2.000 euro | 40 euro |
| 35.000 euro | 7.000 euro | 140 euro |
| 38.000 euro | 10.000 euro | 200 euro |
| 45.000 euro | 17.000 euro | 340 euro |
| Da 50.000 a 200.000 euro | 22.000 euro | 440 euro (massimo) |
| Oltre 200.000 euro | 22.000 euro | Di fatto zero: il beneficio è neutralizzato da un taglio di 440 euro alle detrazioni |
Il punto che nessuno sottolinea è dove si concentra questo risparmio. La prima rata di giugno è già stata pagata sul dato storico: tutta l’eccedenza può essere recuperata solo sulla rata di novembre, che con il previsionale si riduce dell’intero importo della tabella. Per un professionista con 45.000 euro di reddito significa una rata di novembre più leggera di 340 euro, liquidità che resta in cassa invece di diventare un credito da recuperare nel 2027.
Attenzione però: la tabella isola il solo effetto aliquota. Se nel 2026 il reddito sale, le detrazioni diminuiscono o cambiano gli oneri deducibili, la differenza può ridursi o annullarsi. Il previsionale va fatto sui numeri reali dell’anno, non applicando il taglio “a occhio”.
Esempio di calcolo: la rata di novembre ricalcolata
Prendiamo un libero professionista in regime ordinario soggetto agli ISA, con reddito imponibile stabile di 45.000 euro nel 2025 e nel 2026, clienti privati (quindi senza ritenute d’acconto) e la sola detrazione per redditi di lavoro autonomo.
| Voce | Metodo storico (dati 2025) | Metodo previsionale (regole 2026) |
| IRPEF lorda | 12.390,00 euro (23% + 35%) | 12.050,00 euro (23% + 33%) |
| Detrazione lavoro autonomo | 287,50 euro | 287,50 euro |
| Acconto totale (100%) | 12.102,50 euro | 11.762,50 euro |
| Prima rata già pagata (50%) | 6.051,25 euro | 6.051,25 euro |
| Rata del 30 novembre | 6.051,25 euro | 5.711,25 euro |
| Differenza | 340 euro in meno a novembre (-5,6% sulla rata) | |
Con il previsionale la seconda rata si ottiene sottraendo dall’acconto stimato quanto già versato a giugno o luglio: 11.762,50 meno 6.051,25. Se la prima rata fosse già superiore all’intero acconto previsionale, a novembre non si verserebbe nulla.
Per un contribuente non ISA lo schema è lo stesso, con la differenza che la prima rata è stata del 40% e la seconda, calcolata con il previsionale, sarà comunque pari all’acconto stimato meno il primo versamento.
Cosa fare se si è versato troppo
L’acconto versato in eccesso non si perde: diventa un credito d’imposta che emerge nella dichiarazione dei redditi 2027 (anno d’imposta 2026). Le strade per recuperarlo dipendono da chi sei e da quando te ne accorgi.
Prima del 30 novembre: ridurre la rata (partite IVA e contribuenti con F24)
Chi paga con F24 è ancora in tempo: basta calcolare la seconda rata con il metodo previsionale e versare l’importo ridotto, conservando i conteggi in caso di controllo. È lo scenario dell’esempio precedente.
Dipendenti e pensionati con 730: la finestra di ottobre è chiusa
Chi ha presentato il 730 con il datore di lavoro o l’INPS come sostituto d’imposta poteva chiedere di ridurre o azzerare il secondo acconto con un’apposita comunicazione, il cui termine è il 10 ottobre (quest’anno 12 ottobre 2026, perché il 10 cadeva di sabato). Superata quella data, la trattenuta di novembre viene applicata come indicata nel prospetto 730-3. Per i pensionati la richiesta passava dal servizio online dell’INPS, che sul cedolino richiamava il 10 ottobre.
Se lo stipendio di novembre non basta a coprire l’acconto
Può capitare che la retribuzione o la pensione di novembre sia troppo bassa per trattenere l’intero acconto (aspettativa, cassa integrazione, part-time). In questo caso la parte residua viene trattenuta sulla mensilità di dicembre, maggiorata dell’interesse dello 0,40% mensile. Se neppure dicembre è sufficiente, o se il rapporto di lavoro cessa prima del conguaglio, il sostituto d’imposta deve avvisare il contribuente, che provvede da solo al versamento con il modello F24. Chi ha cambiato lavoro o è andato in pensione nel corso dell’anno farebbe bene a controllare la busta paga di novembre e la Certificazione Unica: una trattenuta mancata non cancella il debito.
Se la trattenuta è stata eccessiva, il recupero avviene con il 730 dell’anno prossimo: il credito viene rimborsato direttamente in busta paga o sulla pensione, di norma tra luglio e agosto (o con il conguaglio successivo per i pensionati).
Le tre opzioni per usare il credito nel 2027
| Opzione | Per chi | Tempi |
| Rimborso nel 730 | Dipendenti e pensionati con sostituto | Busta paga o pensione dell’estate 2027 |
| Compensazione in F24 | Partite IVA e chi versa con F24 | Con il saldo di giugno 2027 o altri tributi (oltre 5.000 euro serve il visto di conformità) |
| Riporto all’anno successivo | Tutti | Il credito riduce l’IRPEF dovuta nella dichiarazione seguente |
| Rimborso dall’Agenzia delle Entrate | Chi lo richiede nel Modello Redditi o nel 730 senza sostituto | Tempi più lunghi, possibili controlli preventivi |
Per una partita IVA la compensazione è quasi sempre la via più rapida: il credito abbatte il saldo e il primo acconto di giugno 2027 senza attendere bonifici. Resta il fatto che un anticipo non dovuto è liquidità ferma per mesi, che non produce interesse composto né altri rendimenti: per questo, potendo, conviene correggere prima.
Cosa succede se si versa troppo poco
Se si sottostima l’acconto con il previsionale, la sanzione è del 25% della differenza non versata (12,5% se si paga entro 90 giorni), dopo la riforma delle sanzioni entrata in vigore il 1° settembre 2024. La differenza si calcola rispetto al minore tra l’importo storico e quello effettivamente dovuto per il 2026.
Chi si accorge dell’errore può rimediare con il ravvedimento operoso, pagando acconto mancante, sanzione ridotta e interessi al tasso legale (1,6% annuo nel 2026), con i codici tributo 8901 per la sanzione e 1989 per gli interessi.
| Quando si regolarizza | Sanzione ridotta | Esempio su 1.000 euro non versati |
| Entro 14 giorni | 0,083% per giorno di ritardo | Fino a circa 11,66 euro |
| Dal 15° al 30° giorno | 1,25% | 12,50 euro |
| Dal 31° al 90° giorno | 1,39% | 13,90 euro |
| Entro un anno | 3,125% | 31,25 euro |
| Dopo la comunicazione di irregolarità | 25% ridotto a un terzo | 83,33 euro |
Agli importi della tabella vanno aggiunti gli interessi legali: su 1.000 euro e 20 giorni di ritardo, meno di un euro. Chi invece ignora l’avviso bonario rischia l’iscrizione a ruolo e la cartella esattoriale, con costi ben superiori. Per i dipendenti che hanno chiesto la riduzione al sostituto, le sanzioni per un’eventuale stima errata restano a carico del contribuente, non del datore di lavoro o dell’INPS.
Come pagare: F24 e codici tributo
Chi non ha un sostituto d’imposta versa l’acconto con il modello F24, sezione Erario, indicando come anno di riferimento il 2026. Titolari di partita IVA devono usare i canali telematici (home banking, Entratel, Fisconline); i privati senza partita IVA possono pagare anche allo sportello se l’F24 non contiene compensazioni.
| Codice tributo | Descrizione |
| 4034 | IRPEF acconto seconda rata o acconto in unica soluzione |
| 1791 | Imposta sostitutiva regime forfettario, acconto seconda rata o unica soluzione |
| 1841 | Cedolare secca, acconto seconda rata o unica soluzione |
| 8901 / 1989 | Sanzione e interessi per ravvedimento IRPEF |
Se l’importo da versare per un singolo tributo è inferiore a 12 euro, il versamento non è dovuto.
Pagare l’acconto con un credito già maturato
Chi dalla dichiarazione presentata nel 2026 ha un credito IRPEF (o altri crediti compensabili) può usarlo per pagare in tutto o in parte l’acconto di novembre, compilando l’F24 con il codice tributo a debito e il credito nella colonna “importi a credito compensati”. Per crediti oltre 5.000 euro annui servono il visto di conformità sulla dichiarazione e l’utilizzo dal decimo giorno successivo alla sua presentazione; in presenza di compensazione l’F24 va inviato solo con i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate, anche se il saldo è zero.
Nel campo “rateazione” si indica 0101, dato che il secondo acconto non è rateizzabile. Per i professionisti, conviene coordinare il versamento con i contributi previdenziali che scadono lo stesso giorno: sull’argomento è utile anche la guida sulla deducibilità dei contributi per i forfettari, perché i contributi versati nel 2026 riducono il reddito imponibile e quindi anche l’acconto previsionale.
Domande frequenti
Quando scade l’acconto IRPEF di novembre 2026?
Il secondo o unico acconto IRPEF 2026 scade lunedì 30 novembre 2026. Non è prevista la proroga con maggiorazione dello 0,40% come per il saldo di giugno e il versamento non può essere rateizzato.
Perché a novembre la busta paga o la pensione è più bassa?
Perché il sostituto d’imposta trattiene il secondo acconto IRPEF risultante dal 730. L’importo è indicato nel prospetto di liquidazione 730-3; se è troppo alto, l’eccedenza verrà restituita con il 730 dell’anno successivo.
Posso ancora ridurre l’acconto trattenuto dal datore di lavoro o dall’INPS?
No, per quest’anno il termine è scaduto il 12 ottobre 2026. La comunicazione al sostituto andava inviata entro il 10 ottobre, slittato al 12 perché cadeva di sabato. Ora l’eventuale eccedenza si recupera come credito nella prossima dichiarazione.
Conviene il metodo previsionale nel 2026?
Conviene soprattutto a chi ha redditi tra 28.000 e 200.000 euro e paga con F24, perché il taglio dell’aliquota dal 35% al 33% può ridurre la rata di novembre fino a 440 euro. Va però usato solo con conteggi solidi: un errore per difetto costa sanzioni.
Se non ho pagato l’acconto di giugno devo pagare quello di novembre?
Sì, la seconda rata è dovuta comunque e va versata entro il 30 novembre. La prima rata omessa si sistema separatamente con il ravvedimento operoso, pagando l’importo, la sanzione ridotta e gli interessi.
Posso pagare l’acconto di novembre con un credito della dichiarazione?
Sì, il credito IRPEF emerso nella dichiarazione 2026 si può compensare in F24. Oltre 5.000 euro annui serve il visto di conformità e l’F24 con compensazione va inviato con i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate.
Se il contribuente è deceduto, gli eredi devono pagare l’acconto?
No, gli eredi non versano l’acconto se il decesso è avvenuto prima della scadenza. Resta invece dovuto l’eventuale saldo delle imposte del defunto, che gli eredi versano secondo i termini previsti per le dichiarazioni dei soggetti deceduti.
L’acconto pagato in più viene restituito con gli interessi?
No, se recuperato in dichiarazione il credito non produce interessi. Si riottiene l’importo nominale tramite rimborso in busta paga, compensazione in F24 o riduzione delle imposte successive; gli interessi maturano solo sui rimborsi erogati dall’Agenzia dopo i termini di legge.
Avvertenze e fonti ufficiali
Questo articolo ha finalità informative e non sostituisce la consulenza di un commercialista o di un CAF, soprattutto per chi intende applicare il metodo previsionale. Gli esempi numerici sono semplificati e isolano l’effetto delle aliquote a parità di detrazioni. Per verificare scadenze, codici tributo e istruzioni aggiornate si possono consultare le pagine dell’Agenzia delle Entrate dedicate al modello F24, la sezione dell’INPS per pensionati con assistenza fiscale e il portale del Dipartimento delle Finanze per i testi normativi. Per approfondire il tema del prelievo fiscale in Italia è utile anche la nostra analisi sul taglio del cuneo fiscale.
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