#Finsubito news – IRPEF 2024, Milano a 9.066 euro; pressione fiscale al 43%


Il primato milanese dice molto sulla distribuzione dei redditi e poco, da solo, sul conto di una singola famiglia. Per usarlo bene bisogna separare il territorio dalla persona e l’IRPEF dal totale delle tasse. La data richiede un’altra attenzione: il reddito appartiene al 2024 anche se la dichiarazione è arrivata l’anno seguente.

Unità di misura: euro di imposta netta media, arrotondati all’euro.

Sommario dei contenuti

La graduatoria riguarda province e città metropolitane

L’etichetta «Milano» indica la Città metropolitana e comprende il capoluogo e i comuni dell’area vasta. Roma segue la medesima scala territoriale. L’importo medio del comune di residenza richiede la serie comunale, mentre il confronto diffuso oggi usa l’aggregazione provinciale.

Dopo le prime cinque posizioni, l’altra estremità della graduatoria riporta Crotone a 3.867 euro e Vibo Valentia a 3.836. Sud Sardegna scende a 3.743 euro; Ragusa chiude a 3.689. Tra il primo e l’ultimo territorio corrono 5.377 euro, con un rapporto di 2,46 a uno.

La graduatoria si ferma all’IRPEF netta versata all’erario. IVA e contributi previdenziali seguono calcoli propri; anche IMU e tributi locali appartengono ad altri archivi. La classifica descrive una sola componente del prelievo, quella legata al reddito delle persone fisiche.

I redditi più alti spingono il prelievo verso l’alto

Milano dichiara un reddito complessivo medio di 34.803 euro, quasi novemila sopra i 25.816 euro dell’Italia. Bologna arriva a 30.686 euro e Monza e Brianza a 30.578. Lecco segue con 29.906 euro; Bolzano si colloca a 29.846 e Parma a 29.771. Roma registra 28.643 euro.

La progressività dell’IRPEF alza il prelievo medio quando cresce la quota di redditi nelle fasce superiori. Anche la composizione della platea incide: lavoro dipendente e pensione presentano detrazioni diverse, mentre oneri deducibili e crediti d’imposta modificano l’imposta netta. Due territori con reddito medio vicino possono così mostrare importi fiscali differenti.

Rapportata alla media italiana, l’IRPEF milanese risulta superiore del 56,6%. Roma la oltrepassa del 30,2%. Sono distanze calcolate sulle medie territoriali, non aliquote aggiuntive applicate in quelle zone.

Nel confronto annuale Bologna cresce più di Milano

Le prime cinque posizioni restano identiche nel confronto con l’anno d’imposta 2023, però gli aumenti seguono velocità differenti. Milano aggiunge 220 euro di IRPEF media, pari al 2,5%. Bologna sale di 202 euro e segna il 3,0%; Monza e Brianza avanza di 192 euro, circa il 2,8%.

Roma cresce di 153 euro, poco più del 2%, mentre Bolzano aggiunge 112 euro e si ferma all’1,6%. Sul totale nazionale l’incremento è di 125 euro, dai 5.663 euro del 2023 ai 5.788 del 2024, con un aumento del 2,2%.

Nello stesso intervallo il reddito complessivo medio italiano passa da 24.829 a 25.816 euro, quasi mille euro in più e una crescita del 4,0%. Il reddito medio corre più dell’imposta media; distribuzione dei redditi e detrazioni impediscono di trattare l’IRPEF come una percentuale fissa applicata alla cifra dichiarata.

La banca dati ministeriale pubblicata il 23 aprile 2026 espone separatamente il numero dei contribuenti e gli ammontari dichiarati. Tra le variabili compaiono reddito complessivo e imposta netta; addizionale regionale e addizionale comunale hanno campi autonomi. L’aggregazione provinciale riunisce i comuni appartenenti allo stesso territorio.

La media ripartisce l’ammontare fra le posizioni considerate; gli importi individuali si discostano spesso parecchio. Nella stessa provincia convivono lavori con ritenuta alla fonte e redditi formati da più componenti. Le dichiarazioni di importo alto spingono il dato verso l’alto anche quando una quota ampia dei contribuenti versa cifre inferiori.

Moltiplicare i 9.066 euro per la popolazione milanese produrrebbe un totale sbagliato, perché popolazione residente e contribuenti appartengono a insiemi diversi. Il raffronto prende in esame platee fiscali costruite con la stessa definizione.

Roma raccoglie tre milioni di contribuenti

Le dichiarazioni IRPEF italiane coinvolgono quasi 43 milioni di contribuenti. Roma è il territorio provinciale con la platea più numerosa, circa tre milioni; Milano ne conta 2,5 milioni. Napoli segue a 1,7 milioni.

Circa 24,1 milioni di persone dichiarano redditi da lavoro dipendente e 14,5 milioni redditi da pensione. Le posizioni con reddito da lavoro autonomo soggetto a IRPEF superano 1,6 milioni; gli autonomi in regime forfettario versano un’imposta sostitutiva e rimangono fuori da quel conteggio.

Le tipologie reddituali non formano comparti impermeabili. Una stessa dichiarazione può contenere lavoro dipendente e altri redditi, oppure pensione e fabbricati. Per questa ragione la somma delle singole categorie non coincide con il totale dei contribuenti.

La stima annuale sale di un decimo

Il calcolo pubblicato il 20 giugno indicava il 42,9% per il 2026 e il 43,1% per il 2025. La revisione dei conti nazionali ha poi portato il 2025 al 42,9%, come abbiamo documentato il 22 settembre. Il documento programmatico di ottobre colloca ora il 2026 al 43,0%.

La percentuale appartiene ai conti dell’intera economia: al numeratore entrano imposte e contributi sociali, al denominatore il PIL nominale. Una busta paga segue invece ritenute e contributi della singola posizione; applicare il 43% allo stipendio produrrebbe un calcolo privo di significato fiscale.

L’ultimo dato trimestrale disponibile misura il 43,5% tra aprile e giugno 2026, mezzo punto sopra lo stesso trimestre dell’anno precedente. Quella percentuale riflette il calendario degli incassi del secondo trimestre; la previsione del 43,0% abbraccia l’intero anno.

Sgravi individuali e gettito totale percorrono strade diverse

Le misure varate tra il 2023 e il 2026 valgono, nel calcolo cumulato, 33,3 miliardi di minore imposizione netta per famiglie e microimprese. La cifra copre quattro anni e più interventi; dividerla in parti uguali fra nuclei o annualità altererebbe il beneficio attribuito a ciascuno.

Il gettito complessivo cresce quando aumentano occupati e retribuzioni nominali, perché si allarga la base su cui vengono versati IRPEF e contributi. Sul lato societario, banche e assicurazioni sono chiamate a versare 5,6 miliardi aggiuntivi nel 2026 attraverso le norme che riguardano il comparto.

Anche la registrazione contabile del taglio al cuneo incide sul rapporto nazionale. Dei quasi 18 miliardi complessivi, circa 4,5 vengono erogati come bonus ai dipendenti con reddito fino a 20mila euro e figurano tra le uscite pubbliche. Il lavoratore riceve il beneficio in busta paga, mentre il numeratore della pressione fiscale non scende per quella quota.


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