“È assolutamente assurdo”. Poche parole, pronunciate davanti alle immagini di pazienti dializzati costretti a rivolgersi al pronto soccorso per ricevere una terapia salvavita, restituiscono tutta la contraddizione di una vicenda che, nel 2026, non dovrebbe avere spazio.
Guido Bertolaso, assessore al Welfare della Regione Lombardia, si è detto spiazzato dal servizio dedicato all’odissea dei dializzati di Reggio Calabria, andato in onda ieri sera su Rai 3, nel corso di Filorosso, la trasmissione condotta da Antonino Monteleone.
Le telecamere hanno portato nelle case degli italiani una realtà che da settimane pesa sulla quotidianità di decine di persone: pazienti già provati da una patologia cronica e da trattamenti indispensabili alla sopravvivenza, costretti ad affrontare attese, disagi e turni notturni pur di non interrompere le cure.
Volti stanchi, ore trascorse in ospedale e sedute che possono protrarsi fino all’una di notte. Non una semplice difficoltà logistica, ma un’emergenza assistenziale che investe direttamente la dignità delle persone e il diritto alla salute.
Tra le storie raccontate dalla trasmissione c’è quella di Concetta Schipani, una delle pazienti che stanno vivendo sulla propria pelle le conseguenze della sospensione dell’attività del Centro Dialisi San Giorgio di Pellaro. Le telecamere hanno seguito la donna prima della terapia e poi al termine della seduta al Grande Ospedale Metropolitano di Reggio Calabria.
È soprattutto il momento dell’uscita dall’ospedale a restituire, senza bisogno di ulteriori commenti, il peso di un percorso che si ripete settimana dopo settimana: il volto di Concetta appare visibilmente stanco, segnato dalla fatica di una terapia indispensabile e da una giornata trascorsa tra cure e attese. Un’immagine che dà un volto concreto a un’emergenza troppo spesso raccontata attraverso numeri, procedure e passaggi amministrativi.
Al centro della vicenda c’è la sospensione dell’attività del Centro dialisi San Giorgio di Pellaro, rimasto senza accreditamento regionale. La chiusura ha privato i pazienti del loro riferimento assistenziale, obbligandoli a cercare una nuova collocazione terapeutica. Per garantire la continuità delle cure, il Gom ha organizzato turni aggiuntivi, anche notturni, facendosi carico di una situazione che ha stravolto i ritmi e le abitudini di chi è costretto a sottoporsi alla dialisi più volte alla settimana.
Nel corso della trasmissione, Bertolaso ha allargato lo sguardo alle criticità della programmazione sanitaria calabrese, richiamando quella che, a suo giudizio, è un’eredità segnata da anni di gestione poco organizzata e da condizionamenti politici. Il punto centrale, tuttavia, resta la necessità di assicurare ai pazienti un accesso regolare alle cure.
Una terapia salvavita, è il senso del suo intervento, non può essere condizionata da ritardi burocratici o da una programmazione inefficace. L’assessore lombardo ha inoltre richiamato l’esistenza di strumenti organizzativi e possibili soluzioni, comprese le unità mobili, che potrebbero contribuire ad affrontare situazioni di questo tipo.
Bertolaso ha evidenziato anche un aspetto che rende la vicenda ancora più difficile da comprendere: la struttura di Pellaro aveva continuato a operare perché sul territorio era stato riconosciuto un fabbisogno assistenziale. Da qui la domanda che attraversa tutta la storia: com’è possibile che, pur in presenza di una necessità nota, non sia stata individuata per tempo una soluzione capace di assicurare la continuità delle cure?
Fintred: “Le parole di Bertolaso meritano attenzione”
Dopo la messa in onda del servizio, Francesco Puntillo, coordinatore regionale di Fintred Calabria, richiama l’attenzione sulle dichiarazioni dell’assessore lombardo e chiede che l’esposizione mediatica si traduca in risposte istituzionali. “Le parole di Bertolaso-afferema- sulla vicenda dei dializzati di Reggio Calabria meritano attenzione. Ora servono risposte concrete”.
Per Fintred, quanto accaduto non può essere archiviato come un episodio circoscritto alla chiusura di una struttura privata o a una procedura di accreditamento. La questione riguarda l’organizzazione dell’intera rete nefrodialitica e la capacità del sistema sanitario di garantire cure accessibili, tempestive e adeguate ai bisogni reali della popolazione.
L’associazione richiama, in particolare, il divario territoriale nell’offerta dialitica calabrese. Secondo i dati riportati da Fintred, l’Area Nord di Cosenza dispone di 156 posti rene distribuiti in 16 centri, mentre l’Area Centro di Catanzaro ne conta 144 in 14 strutture. L’Area Sud di Reggio Calabria, invece, avrebbe a disposizione 98 posti rene distribuiti in appena sei centri. Numeri che, secondo il coordinamento regionale, rendono urgente una verifica del fabbisogno e un adeguamento dell’offerta alle necessità assistenziali del territorio.
La sospensione dei trattamenti a Pellaro ha reso tangibili le conseguenze di queste fragilità. Per i pazienti, molti dei quali convivono con condizioni cliniche complesse e disabilità, le sedute notturne rappresentano un ulteriore carico fisico e psicologico, che si estende inevitabilmente alle famiglie chiamate a sostenerli. La disponibilità dei sanitari del Gom ha permesso di evitare l’interruzione delle terapie, ma l’impegno del personale non può trasformarsi nell’unica risposta a un problema che richiede soluzioni strutturali.
“Basta disparità e rinvii”
Da qui l’appello di Fintred alla Regione Calabria e all’Asp di Reggio Calabria: individuare un percorso concreto, indicare tempi verificabili e assumere decisioni in grado di superare l’attuale fase emergenziale. Non bastano più interlocuzioni e riconoscimenti formali del problema: occorre chiarire come si intenda garantire, in modo stabile, la continuità assistenziale ai pazienti coinvolti.
“Una terapia salvavita non può essere ostaggio di ritardi e contrapposizioni amministrative. I pazienti hanno bisogno di cure, dignità e certezze, non di soluzioni provvisorie destinate a protrarsi senza fine- è il messaggio lanciato da Fintred Calabria”.
Il servizio di Filorosso ha acceso i riflettori nazionali su una vicenda che non può scivolare nel silenzio una volta spente le telecamere. La storia di Concetta Schipani, seguita prima e dopo la dialisi, rende visibile ciò che spesso resta sullo sfondo: la fatica di chi deve sottoporsi a trattamenti indispensabili e, nello stesso tempo, fare i conti con un’organizzazione assistenziale che ha modificato profondamente la propria quotidianità.
Dietro i turni notturni, le attese in ospedale e le procedure ancora da definire ci sono persone per le quali la dialisi non è rinviabile, né può diventare il prezzo da pagare per le inefficienze organizzative. La domanda resta aperta: quando arriverà una soluzione capace di restituire a questi pazienti cure regolari, tempi sostenibili e la certezza di non dover affrontare ogni settimana una nuova odissea?
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