Gli Stati con minore evasione tendono a incentivare i cittadini a dichiarare di più premiandoli con maggiori detrazioni fiscali: si può fare anche in Italia?
L’Italia è da molto tempo prima nella classifica Eurostat per evasione fiscale complessiva in valore assoluto, superando economie più grandi e popolose come Germania e Francia; l’imposta più evasa è l’Irpef, seguita dall’Iva.
I motivi di questi record sono diversi ma due sono i più importanti: il primo, lo esamineremo di seguito mentre il secondo è l’incentivo implicito all’evasione fiscale prodotto dalle norme statali e locali che incentivano a ridurre quanto più possibile i redditi dichiarati premiando con bonus e sussidi quelli più bassi mentre le nazioni che presentano minore evasione, maggiori crescite di Pil e produttività e quindi retribuzioni crescenti, tendono a incentivare i cittadini a dichiarare di più premiandoli con maggiori detrazioni fiscali.
Lo potremmo fare anche in Italia che è il fanalino di coda per la crescita dei redditi: come?
Proviamo a fare alcune considerazioni. Nel nostro Paese abbiamo all’incirca 27 milioni di famiglie e una enorme quantità di soggetti che offrono direttamente e senza mediazioni una vasta gamma di servizi alle famiglie; ci sono i lavoratori domestici, assistenti familiari e badanti italiane in nero, magari beneficiarie di trattamenti assistenziali (bonus, sgravi, Naspi, Cig, Cigs, ecc.), poi quelle clandestine e irregolari che comunque costituiscono un numero notevole (se ne stimano tra 600 e 800 mila e oltre); oltre a questi ci sono tutti i lavori di cui, almeno qualche volta ogni anno, necessitano le famiglie: imbianchini, idraulici, elettricisti, tappezzieri, mobilieri, muratori, piastrellisti, cartongessisti, lavanderie, riparatori di elettrodomestici e telefonia mobile ma anche meccanici di auto, moto, biciclette, carrozzieri; a questi si sommano quelli che fanno traslochi, svuota cantine e solai, piccoli trasporti e così via. Un esercito di circa 8 milioni di persone, la metà dei quali, più propensa ad offrire prestazioni in nero perché si trovano in situazioni irregolari, secondo lavoristi, o beneficiari di ammortizzatori sociali ma anche beneficiari della flat tax e delle prestazioni Isee che sono il vero «motore del nero»; e per beneficiarne occorre dichiarare redditi molto bassi.
Restano artigiani, commercianti, parasubordinati e professionisti che lavorano con regolari fatture ma che subiscono una forte concorrenza sia degli irregolari di cui sopra sia dei beneficiari della flat tax che oltre gli 85 mila euro non vogliono fatturare per non perdere i vantaggi fiscali ma anche dell’esercito di 30 milioni di italiani (autonomi compresi) che hanno fatto la dichiarazione sostitutiva unica per beneficiare di bonus, sconti fiscali, decontribuzioni, agevolazioni in denaro o servizi legati all’ISEE, erogati dall’Inps e dagli enti locali per un valore che nel 2025 è ammontato a circa 200 miliardi distribuiti esentasse.
Oltre a questa enorme massa di denaro, pari quasi al totale delle pensioni al netto delle tasse, per i «redditi bassi» che rappresentano oltre il 50% dei dichiaranti, si sommano le esenzioni fiscali sull’Irpef ordinaria (oltre 20 miliardi in sostituzione della sola decontribuzione), quelle sulle addizionali regionali e comunali, sull’Imu, sui ticket, mense scolastiche, trasporti, scuolabus, rette universitarie, servizi sanitari e così via. Insomma, gli incentivi di Stato a dichiarare il meno possibile e lavorare in nero, sono davvero molto elevati.
Dall’altro lato le famiglie, non potendo dedurre fiscalmente i costi delle citate prestazioni, tendono a pagare il meno possibile: costo dell’idraulico mille euro più Iva 22%? Senza fattura quanto fa? 900 euro, va bene così; perché fare l’eroe fiscale se, ben che ti vada, il fisco ti manda una lettera di verifica con multa annessa? Con il nero sei sicuro e lo Stato pure ti premia.
Infatti, ogni anno 70 mila italiani, la maggior parte dei quali sconosciuti a Inps e fisco, chiedono l’assegno sociale che viene loro concesso senza chiedere che cosa abbiano fatto in 67 anni e di cosa abbiano vissuto: l’Inps paga a piè di domanda e in più la PA offre maggiorazioni sulle prestazioni, carta acquisti, sconti su mezzi pubblici, bonus affitto, canone tv, gas, energia ecc, ecc. Perché fare i regolari?
Supponiamo che ogni famiglia spenda in questi servizi 5 mila euro l’anno: moltiplicati per 27 milioni fanno 135 miliardi. Ci sono poi le spese per dentisti e servizi sanitari aggiuntivi non intermediati dai fondi sanitari, un’altra botta di nero! E allora che fare? Una possibile soluzione è il contrasto di interessi che riesce a risolvere tutti questi temi senza causare perdite di gettito per l’erario. La proposta è la seguente: per un periodo sperimentale di 3 anni tutte le famiglie possono portare in detrazione dalle imposte dell’anno il 50% delle spese effettuate con regolare fattura elettronica (incrocio dei codici fiscali) nel limite di 5.000 € annui più Iva per una famiglia di 3 componenti che aumenta di 500 € per ogni ulteriore componente; nel caso di incapienza sono previste misure compensative (quota asili nido, mense ecc.).
Risultati:
1) la famiglia, indipendentemente dal reddito, risparmia 2.500 € di Irpef: è come pagare i lavori, Iva compresa, al 50% che è una bella concorrenza agli irregolari, quasi una quattordicesima mensilità che per redditi fino a 35 mila euro (il 70% dei contribuenti come emerge dal Report di Itinerari Previdenziali) rappresenta una riduzione del 50% del cuneo fiscale.
2) gli irregolari, diffusissimi da noi, vengono drasticamente ridotti. Si inizia un «circolo virtuoso» e si spezza la catena del nero che produce ulteriore nero; questo è forse il maggiore risultato dell’intera operazione: si riafferma la legalità.
3) lo Stato, considerando che 8 fatture su 10 sono irregolari con evasione di Iva, contributi e imposte, guadagna, nella peggiore delle ipotesi, metà gettito Iva e circa 20 miliardi di contributi sociali.
Ridurre le aliquote o gli sconti fiscali non serve a far emergere il sommerso per il semplice fatto che gli evasori oltre all’Irpef agevolata dovrebbero pagare il 24% di contributi sociali, l’Inail, l’Iva e le altre incombenze fiscali. Continuare a offrire sussidi alle famiglie produce più sommerso e minore occupazione mentre ridurre con coraggio l’Isee (istituendo una banca dati nazionale della spesa assistenziale che attendiamo da oltre 20 anni), incentivare a dichiarare di più e premiare le famiglie con ampie deduzioni produce un aumento di redditi, Pil, occupazione regolare e fedeltà fiscale: non è poco; basta iniziare e smettere di promettere tutto a tutti e fare debito pubblico.
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