14/10/2026 – Gli incentivi per l’autoproduzione di energia rinnovabile delle imprese del Mezzogiorno potranno essere accessibili anche nei Comuni fino a 5.000 abitanti, finora esclusi dal bando MASE per gli impianti fotovoltaici e termo-fotovoltaici.
È una delle principali novità dello schema di decreto che modifica il DM 341 dell’8 ottobre 2024, sul quale la Conferenza Stato-Regioni ha sancito l’intesa il 1° ottobre 2026.
Il provvedimento, che recepisce la riprogrammazione del Programma Nazionale Ricerca, Innovazione e Competitività per la transizione verde e digitale 2021-2027 (PN RIC), oltre ad ampliare la platea delle imprese beneficiarie includendo quelle site in piccoli Comuni, rende più flessibile l’individuazione degli interventi finanziabili e destina 270,25 milioni di euro al potenziamento delle reti elettriche.
La dotazione complessiva degli investimenti energetici previsti dal programma resta pari a 1,063 miliardi di euro. Non si tratta quindi di un nuovo stanziamento, ma di una modifica dei criteri di accesso e della distribuzione delle risorse già programmate.
Incentivi rinnovabili alle imprese anche nei Comuni sotto i 5.000 abitanti
La novità più rilevante per le imprese riguarda il superamento di uno dei vincoli territoriali previsti dalla disciplina originaria.
Il DM 341/2024 individuava tra i criteri per la selezione degli investimenti la localizzazione degli impianti nelle aree industriali, produttive e artigianali dei Comuni con più di 5.000 abitanti.
Un requisito ripreso dal bando MASE da 262 milioni di euro per l’autoproduzione di energia rinnovabile, aperto nel dicembre 2025 e concluso il 3 luglio 2026.
Lo schema di decreto modifica questa impostazione: la localizzazione degli investimenti nelle aree industriali, produttive e artigianali dei Comuni con più di 5.000 abitanti diventa un criterio di priorità nella selezione delle domande, anziché una condizione di ammissibilità.
Di conseguenza, anche gli investimenti localizzati nei Comuni più piccoli potranno essere presi in considerazione, mentre quelli situati nelle aree indicate dei Comuni sopra i 5.000 abitanti manterranno una priorità nella selezione.
La modifica interessa le sette regioni del Mezzogiorno già destinatarie del programma: Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia.
L’effettivo accesso ai contributi dipenderà comunque dai requisiti che saranno definiti nei successivi avvisi. Lo schema di decreto non dispone la riapertura del bando precedente.
Dai pannelli fotovoltaici alle pompe di calore: quali interventi potranno essere finanziati
Un’altra modifica riguarda le tipologie di investimento ammissibili: lo schema di decreto stabilisce che l’elenco degli interventi contenuto nell’articolo 3 del DM 341/2024 abbia carattere indicativo e non esaustivo.
La modifica introduce una maggiore flessibilità nella predisposizione dei futuri bandi, consentendo di considerare interventi ulteriori rispetto a quelli espressamente individuati nel decreto originario.
Secondo quanto comunicato dalla Conferenza delle Regioni dopo l’intesa del 1° ottobre, nei futuri avvisi per le fonti energetiche rinnovabili potrebbero essere ricomprese anche pompe di calore per la climatizzazione degli ambienti, impianti solari termici e infrastrutture di ricarica.
Si tratta di una possibilità resa praticabile dalla nuova formulazione della disciplina, non dell’ammissione automatica di queste tecnologie agli incentivi.
I successivi provvedimenti dovranno stabilire quali interventi saranno effettivamente finanziabili, chi potrà presentarli, quali requisiti tecnici dovranno rispettare e quale intensità di contributo sarà riconosciuta.
Fotovoltaico al Sud, richiesto solo il 22,6% dei fondi del precedente bando
La revisione interviene dopo un bando che ha registrato richieste di finanziamento molto inferiori alle risorse disponibili.
Il bando adottato con il decreto direttoriale MASE 424 del 30 ottobre 2025 era rivolto alle imprese di qualsiasi dimensione, comprese le reti di imprese dotate di soggettività giuridica, per la realizzazione di impianti fotovoltaici e termo-fotovoltaici destinati all’autoconsumo, eventualmente abbinati a sistemi di accumulo elettrochimico.
Gli impianti dovevano avere una potenza compresa tra 10 e 1.000 kW ed essere installati su edifici esistenti delle unità produttive o sulle relative coperture pertinenziali, in aree industriali, produttive o artigianali dei Comuni con più di 5.000 abitanti di Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia.
Alle PMI era riservato il 60% delle risorse, con almeno un quarto di questa quota destinato alle micro e piccole imprese. I contributi erano concessi in conto impianti, con intensità variabile in base alla dimensione dell’impresa e alla tipologia di investimento.
Alla chiusura dello sportello, il 3 luglio 2026, erano state presentate 566 domande per 59,1 milioni di euro, pari al 22,6% dei 262 milioni disponibili. L’importo richiesto è quindi risultato inferiore a un quarto della dotazione finanziaria e tutte le domande validamente trasmesse hanno potuto accedere all’istruttoria del GSE.
La differenza tra risorse disponibili e agevolazioni richieste ammontava a circa 202,9 milioni di euro. Questo dato, tuttavia, non coincide necessariamente con le risorse che saranno destinate a un eventuale nuovo bando: occorrerà considerare gli esiti delle istruttorie e le successive decisioni di programmazione.
Il superamento del limite demografico potrebbe ampliare la platea delle imprese interessate ai futuri incentivi, ma non è possibile attribuire esclusivamente a quel requisito la partecipazione contenuta al precedente sportello.
Reti elettriche, 270 milioni alla nuova priorità del PN RIC
Accanto alle modifiche dei criteri per gli investimenti nelle fonti rinnovabili, lo schema di decreto recepisce una nuova articolazione delle risorse destinate alle infrastrutture energetiche. La riprogrammazione del PN RIC introduce la Priorità 5 – Interconnessione dell’energia, con una dotazione di 270.250.514 euro.
Le risorse finanzieranno l’Azione 2.12.1, dedicata al potenziamento, allo sviluppo e alla digitalizzazione delle reti elettriche di distribuzione, con l’obiettivo di migliorare l’interconnessione energetica e la capacità delle infrastrutture di integrare la produzione da fonti rinnovabili.
Per questa linea di intervento, lo schema individua tra i soggetti proponenti i concessionari del servizio pubblico di distribuzione dell’energia elettrica.
Si tratta quindi di finanziamenti distinti dagli incentivi alle imprese per realizzare impianti destinati all’autoconsumo. I 270,25 milioni derivano da una riallocazione interna delle risorse del programma e non rappresentano finanziamenti aggiuntivi.
Come saranno ripartiti gli oltre 1 miliardo di euro per energia e reti
Con le modifiche previste dallo schema, la dotazione complessiva di 1.062.675.000 euro destinata agli interventi energetici di competenza del MASE nell’ambito del PN RIC 2021-2027 risulta così articolata:
– Azione 2.2.1 – Sviluppo della produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili > 262.000.000 euro;
– Azioni 2.3.1 e 2.3.2 – Modernizzazione delle reti energetiche > 530.424.486 euro;
– Azione 2.12.1 – Potenziamento, sviluppo e digitalizzazione delle reti di distribuzione > 270.250.514 euro
La nuova ripartizione distingue quindi le risorse destinate alla produzione di energia rinnovabile da quelle per l’ammodernamento e l’interconnessione delle reti.
I 262 milioni di euro associati all’Azione 2.2.1 costituiscono la dotazione programmatica della linea già utilizzata per il precedente bando alle imprese. Il loro mantenimento nello schema non equivale all’istituzione di un nuovo sportello con la medesima disponibilità finanziaria.
Quando entreranno in vigore le nuove regole sugli incentivi
Lo schema di decreto ha ottenuto l’intesa della Conferenza Stato-Regioni il 1° ottobre 2026. Il provvedimento deve ancora completare l’iter di adozione e pubblicazione. In base al testo dello schema, le modifiche entreranno in vigore il giorno successivo alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.
Il passaggio successivo sarà la pubblicazione degli eventuali nuovi Bandi. Solo allora sarà possibile conoscere le risorse effettivamente disponibili, i beneficiari, le tecnologie incentivate, le spese ammissibili, le percentuali di contributo e le modalità di presentazione delle domande.
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