I piemontesi hanno quasi 60 miliardi di euro in più di risparmio finanziario rispetto a sei anni fa, ma il cambiamento più significativo non riguarda soltanto la quantità di denaro accumulato. È soprattutto il modo in cui viene custodito e investito. I conti correnti crescono pochissimo, mentre aumentano sensibilmente fondi d’investimento, azioni e titoli di Stato. Una trasformazione che racconta un rapporto diverso con il risparmio, in una fase segnata dall’inflazione, dalle oscillazioni dei mercati e dalla ricerca di strumenti capaci di offrire un rendimento. A fotografare questa evoluzione è la Fabi, Federazione Autonoma Bancari Italiani, attraverso un’elaborazione dei dati della Banca d’Italia presentata in occasione del XXIII congresso del sindacato a Torino.
I numeri mostrano una crescita consistente. Al 30 giugno 2026, il risparmio finanziario delle famiglie piemontesi raggiunge 239,6 miliardi di euro, contro i circa 180 miliardi registrati nel 2020. In termini percentuali significa un aumento del 33%, pari a quasi 60 miliardi di euro. Un incremento importante, che tuttavia non deve essere interpretato come un miglioramento economico uniforme per tutte le famiglie. Il dato riguarda infatti il valore complessivo delle attività finanziarie considerate nell’analisi, non il denaro effettivamente disponibile sul conto corrente di ogni cittadino.
La differenza emerge osservando la composizione di questa ricchezza. Nel 2020 i piemontesi detenevano 87,9 miliardi di euro in depositi bancari, cifra salita a 89,9 miliardi nel 2026. L’aumento è di appena il 2%, molto inferiore a quello del patrimonio complessivo. Ben diversa la situazione degli altri strumenti finanziari, che passano da 92,2 a 149,7 miliardi di euro, registrando una crescita del 62%. In questa categoria rientrano investimenti in fondi, azioni e titoli, strumenti che possono offrire rendimenti ma che presentano caratteristiche e rischi differenti.
Il risultato è un vero cambiamento negli equilibri del risparmio piemontese. Sei anni fa i depositi rappresentavano circa il 49% delle attività finanziarie considerate nell’elaborazione della Fabi. Oggi il loro peso è sceso a poco più del 37%, mentre gli altri strumenti sono arrivati a rappresentare quasi due terzi del totale. Questo non significa necessariamente che le famiglie abbiano svuotato i conti correnti per investire in Borsa. Le disponibilità bancarie, infatti, sono rimaste sostanzialmente stabili. La crescita del patrimonio investito può dipendere sia dall’acquisto di nuovi strumenti sia dall’aumento del valore di quelli già posseduti.
È una distinzione fondamentale anche per comprendere il significato del +33%. Il valore degli investimenti può aumentare grazie all’andamento positivo dei mercati finanziari, senza che questo corrisponda necessariamente a un equivalente incremento del denaro risparmiato attraverso il lavoro. Inoltre, le cifre sono espresse in termini nominali: non tengono quindi automaticamente conto della perdita di potere d’acquisto provocata dall’inflazione. La crescita del patrimonio finanziario non basta, da sola, a dimostrare che tutte le famiglie piemontesi siano diventate più ricche.
La trasformazione si inserisce in una tendenza osservata anche a livello nazionale. Secondo un’analisi dell’Associazione Bancaria Italiana, le famiglie italiane presentano una composizione della ricchezza finanziaria diversificata, con una presenza significativa di fondi comuni e titoli pubblici. Un’evoluzione che modifica anche il lavoro degli istituti di credito, sempre meno limitato alla gestione dei conti correnti e sempre più orientato verso servizi di consulenza e pianificazione finanziaria.
«Il dato più significativo non è soltanto la crescita del risparmio finanziario delle famiglie piemontesi, ma soprattutto la sua composizione», ha sottolineato Paola Cogli Ciccarelli, coordinatrice della Fabi di Torino, nella relazione al congresso. «È un’evoluzione che rende sempre più importante il ruolo delle professionalità bancarie nella gestione del risparmio e nella consulenza alla clientela. Servono competenze, formazione continua e tempo da dedicare alle persone».
La questione riguarda direttamente la sicurezza economica dei risparmiatori. Un conto corrente, un titolo di Stato, un fondo comune e un investimento azionario non sono strumenti equivalenti. Cambiano la possibilità di recuperare rapidamente il capitale, i rendimenti potenziali, i costi e l’esposizione alle oscillazioni dei mercati. La maggiore diffusione degli investimenti rende quindi particolarmente importante conoscere ciò che si acquista, comprendere il livello di rischio e valutare la compatibilità delle scelte finanziarie con le proprie necessità.
Accanto al patrimonio cresce anche il ricorso al credito, sebbene a un ritmo decisamente inferiore. Secondo i dati elaborati dalla Fabi, i prestiti alle famiglie piemontesi sono passati da 40,8 miliardi di euro nel 2020 a 44,9 miliardi nel 2026, registrando un incremento del 10%. Una variazione molto più contenuta rispetto a quella del risparmio finanziario, che evidenzia due dinamiche differenti: da un lato l’aumento delle attività finanziarie, dall’altro una crescita più moderata dell’indebitamento familiare.
«Il credito alle famiglie continua a crescere, anche se in misura più contenuta rispetto al valore del risparmio finanziario», osserva Roberto Marras, segretario amministrativo della Fabi di Torino. «Accanto alla gestione del patrimonio, il sistema bancario deve continuare a sostenere chi ha bisogno di finanziare l’acquisto di una casa, un progetto o un’esigenza della vita quotidiana».
Il tema dei finanziamenti resta centrale soprattutto per le famiglie più giovani, per chi intende acquistare un’abitazione e per quanti devono affrontare spese importanti senza disporre di grandi patrimoni. L’aumento complessivo del risparmio non esclude infatti la presenza di nuclei familiari con difficoltà economiche. La ricchezza finanziaria può essere distribuita in maniera diseguale e concentrarsi maggiormente tra le persone che già possiedono risorse da investire. L’elaborazione regionale della Fabi non fornisce però elementi sufficienti per misurare come il patrimonio sia distribuito tra le diverse fasce di reddito.
Un ulteriore cambiamento riguarda il rapporto quotidiano tra cittadini e banche. In Piemonte i conti correnti sono ormai vicini a quota 3,6 milioni, con un aumento del 4,7% rispetto al 2020. Cresce quindi il numero dei rapporti bancari, ma non in misura analoga il denaro complessivamente depositato. Anche questo dato conferma che l’utilizzo dei servizi bancari si sta trasformando, parallelamente alla diffusione delle applicazioni digitali e delle operazioni a distanza.
Per Paola Cogli Ciccarelli, la sfida consiste nell’accompagnare questa innovazione senza perdere il contatto diretto con la clientela. Le tecnologie permettono di effettuare pagamenti, trasferimenti e investimenti in pochi secondi, ma non sostituiscono necessariamente il confronto con un professionista quando si devono prendere decisioni complesse. Il sindacato richiama quindi la necessità di investire nella formazione del personale e di garantire ai lavoratori bancari il tempo necessario per fornire un’assistenza adeguata.
Il quadro delineato dalla Fabi restituisce così l’immagine di un Piemonte con un patrimonio finanziario in forte crescita, ma anche con nuove esigenze di tutela e consulenza. I quasi 240 miliardi accumulati rappresentano una risorsa economica importante per la regione. La vera questione, tuttavia, non è soltanto quanto denaro possiedano complessivamente le famiglie, ma come venga gestito, quali rischi comportino le scelte d’investimento e quanto il sistema bancario riesca ancora a rispondere alle esigenze delle persone.
Perché dietro le percentuali e i miliardi di euro ci sono situazioni molto differenti: chi investe per integrare la pensione, chi mette da parte risorse per i figli, chi cerca di acquistare casa e chi dispone soltanto del denaro necessario ad affrontare le spese quotidiane. Il risparmio piemontese cresce, ma la sfida sarà capire quanto questa ricchezza riesca a tradursi in maggiore sicurezza economica per le famiglie.
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