Cane da guardiania – Foto Sl-Ziga – Wikimedia Commons, CC BY 3.0
Lupo grigio – Foto dalliedee – Wikimedia Commons, CC BY 2.0
Cuccioli di pastore maremmano abruzzese – Foto Justlettersandnumbers – Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0
cane lupo cecoslovacco – Foto Tesori di Carli – Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0
Cane da guardiania – Foto Monica – originally posted to Flickr as Bombito – Wikimedia Commons, CC BY 2.0,
Cane da guardiania – Foto Andy Fitzsimon from Brisbane, Australia – protector of the sheep – Wikimedia Commons, CC BY-SA 2.0,
Foto di Angela da Pixabay
A partire dagli anni Settanta del Novecento, il lupo in Italia ha evidenziato una significativa ripresa, allontanandosi dalla soglia dell’estinzione sfiorata nel secolo scorso per tornare a risalire lungo la dorsale appenninica fino alle Alpi. Questo successo ecologico ha tuttavia riportato a contatto due specie in reciproca espansione: l’animale e l’uomo.
Mentre il lupo riconquistava i suoi spazi, si è trovato davanti a un territorio profondamente cambiato: infrastrutture, centri abitati, pascoli e attività umane che si intrecciano ogni giorno. Ed ecco che gli incontri diventano sempre meno rari, in ambiente montano ma anche periurbano, urbano, costiero. Troppo spesso la cronaca riporta i casi più eclatanti, enfatizzando elementi che generano allarmismo più che riflessioni su base scientifica e che portano una crescente parte di pubblico ad additarne la presenza come un problema da annientare. Sul fronte delle predazioni del bestiame, a fare la differenza in termini di conseguenze sulle attività umane non è in realtà l’indole del predatore, ma soprattutto la qualità delle strategie di prevenzione che si mettono in campo.
Cani da guardiania VS lupo
Tra le realtà economiche che più avvertono la presenza del grande carnivoro figura la zootecnia estensiva di montagna. In questi contesti, la risposta alle criticità non risiede nelle sole misure emergenziali o nei risarcimenti a posteriori, ma nella prevenzione attiva.
Per proteggere le greggi non servono barriere insormontabili: una risposta efficace e sostenibile nasce dall’integrazione tra recinzioni adeguate e un sistema di difesa tradizionale come i cani da guardiania. Cani selezionati, formati e ben inseriti nel contesto aziendale sono capaci di crescere accanto al bestiame, imparare a conoscere il territorio e diventare una presenza capace di proteggere quelli che considerano membri del suo gruppo sociale.
In questo solco si inserisce l’iniziativa “Le Sentinelle di Wolfnet – Osservare, Proteggere, Convivere. Il futuro del lupo in Calabria”, un progetto finanziato dalla Regione Calabria e coordinato da Legambiente con il supporto tecnico dell’ENCI, del Circolo del Pastore Abruzzese Maremmano (CPAM) e dell’associazione GreenWood.
Chi sono le “Sentinelle di Wolfnet”
Intervenendo nelle aree di Monte Caloria, Foresta di Cinquemiglia, Serra Nicolino-Piano d’Albero e Monte Cocuzzo, lungo la Catena Costiera calabra, l’iniziativa punta a dimostrare che evitare il danno tramite la prevenzione è più efficace, sostenibile ed economico che intervenire a predazione avvenuta.
Il cuore operativo del progetto è l’affidamento di 14 cuccioli di Pastore Maremmano Abruzzese, ovvero sette coppie selezionate dal CPAM per essere inserite in aziende zootecniche individuate in base a precise analisi del rischio. A questo si affianca una formazione sul campo di oltre 180 ore (corso ENCI Sezione 2) per qualificare gli allevatori come addestratori dei propri cani da bestiame. Per garantire l’inserimento idoneo ed efficace dei cuccioli nel contesto lavorativo, la strategia include sia verifiche e assistenza veterinaria diretta in azienda, sia la firma di un protocollo d’intesa con l’Azienda Sanitaria Provinciale (ASP) per il monitoraggio sanitario costante.
Accanto agli allevatori, “Le Sentinelle di Wolfnet” si rivolge all’intera comunità locale perché, come evidenziato in occasione del lancio del progetto da Antonio Nicoletti, Responsabile nazionale aree protette di Legambiente:
“La convivenza con il lupo si costruisce ogni giorno. Gli allevatori possono rafforzare la prevenzione; gli amministratori possono sostenere percorsi condivisi e una corretta informazione; cacciatori, turisti ed escursionisti possono contribuire rispettando il territorio, segnalando situazioni illegali o pericolose. È fondamentale contrastare l’uso di bocconi avvelenati, lacci, archetti e tagliole: strumenti illegali che colpiscono fauna selvatica e animali domestici, arrecando un grave danno alla biodiversità. La gestione dei cani vaganti e dei rifiuti abbandonati è decisiva per ridurre i rischi sanitari, i fenomeni di ibridazione cane-lupo e le alterazioni dei comportamenti della fauna. Perché il lupo non è un problema da subire, ma una presenza importante da gestire con intelligenza, equilibrio e rispetto per il territorio”.
L’eredità del Progetto LIFE Wolfnet
Il progetto richiama nel suo nome l’esperienza dello storico LIFE Wolfnet, che ha visto negli anni passati il Parco Nazionale della Maiella capofila di una vasta rete di aree protette appenniniche impegnate in maniera sinergica per promuovere la coesistenza con il grande carnivoro. Un’esperienza scientifica cruciale per superare la frammentazione amministrativa, introducendo linee guida unificate per l’accertamento dei danni, protocolli standardizzati per gli indennizzi e l’uso integrato dei cani da guardiania e delle recinzioni elettrificate.
Riprendere quell’eredità sulla Catena Costiera calabrese significa applicare un modello collaudato a livello appenninico per tutelare la biodiversità e, al tempo stesso, salvaguardare le attività zootecniche tradizionali. Proteggere il lupo significa preservare un indicatore fondamentale degli ecosistemi montani; sostenere gli allevatori mettendo a loro disposizione competenze, assistenza sanitaria e strumenti adeguati significa creare le condizioni concrete per mitigare i conflitti e costruire una convivenza duratura.
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