#Finsubito news – Lubec, welfare culturale: Regioni e MiC verso una strategia nazionale


Avviare un percorso nazionale condiviso per il welfare culturale, con il coinvolgimento delle Regioni, del Ministero della Cultura e delle organizzazioni del settore, e arrivare alla definizione di linee guida comuni capaci di trasformare le esperienze territoriali in politiche strutturali. È la prospettiva emersa dalle conclusioni del panel “Cultura, sport e natura”, nell’ambito di Lubec 2026, al Real Collegio di Lucca. Un primo passaggio è previsto al Festival delle Regioni, in programma a Firenze dal 25 al 27 ottobre, dove il welfare culturale sarà al centro di un confronto con il ministero della Cultura. L’annuncio è arrivato da Cristina Ambrosini, dirigente della Regione Emilia-Romagna e componente del coordinamento tecnico delle Regioni sul welfare culturale, che ha indicato nell’appuntamento l’occasione per avviare formalmente un lavoro comune su metodo, obiettivi e strumenti di intervento. Una prospettiva sostenuta da Francesca Velani, direttrice di Lubec, che ha richiamato il ruolo centrale delle Regioni nell’attuazione delle politiche integrate tra cultura, salute e sociale, e da Catterina Seia, presidente del Cultural Welfare Center, che ha sottolineato la necessità di superare la frammentazione delle iniziative e affrontare il problema della partecipazione culturale, ancora assente per il 38,8% della popolazione italiana e per il 78% degli over 75.

AMBROSINI: AL FESTIVAL DELLE REGIONI IL CONFRONTO CON IL MIC, LEGGE IN EMILIA-ROMAGNA ENTRO OTTOBRE

“La Commissione Cultura delle Regioni e delle Province autonome, in occasione del Festival delle Regioni che si terrà a Firenze dal 25 al 27 ottobre, ha proposto, e ciò è stato accolto, di trattare come tema nell’incontro che ci sarà col ministro Giuli, o con un rappresentante del Ministero, il tema del welfare culturale”. Lo ha annunciato Cristina Ambrosini, spiegando che al confronto parteciperanno gli assessori regionali alla Cultura, con il coinvolgimento del Cultural Welfare Center e delle associazioni nazionali rappresentative delle organizzazioni culturali, tra cui ICOM, ANAI e AIB. “Siamo avviati in questo percorso e abbiamo veramente l’auspicio di poter varare formalmente con quell’incontro un lavoro che metta sul tavolo la condivisione del metodo, del percorso, della roadmap e degli obiettivi condivisi insieme”, ha sottolineato. Secondo Ambrosini, le esperienze maturate dalle Regioni negli ultimi anni costituiscono ormai una base sufficiente per passare dalla ricognizione delle pratiche alla definizione di indirizzi operativi. “Adesso a noi serve davvero sentire l’attivazione di un tavolo di lavoro dove ci siamo tutti quelli che abbiamo fatto esperienza con i territori, perché davvero dobbiamo arrivare a linee di indirizzo che ci permettano di stabilire ciò che è qualitativamente valido e ciò che invece è una buona esperienza ma che rischia di rimanere nella genericità”, ha affermato. Un passaggio che richiede criteri condivisi per individuare destinatari, responsabilità, obiettivi, durata e modalità di valutazione degli interventi.

La dirigente ha inoltre annunciato che la nuova legge quadro sulla cultura della Regione Emilia-Romagna sarà esaminata dall’Assemblea legislativa nelle sedute del 20 e 21 ottobre, con l’approvazione prevista entro la fine del mese. “Arriviamo entro la fine del mese di ottobre, perché è calendarizzato nelle sedute dell’Assemblea legislativa il 20 e 21 ottobre l’esame e l’approvazione della nuova legge quadro della cultura in Regione Emilia-Romagna, che incardina nei principi fondamentali l’articolo dedicato al welfare culturale”, ha spiegato. Il provvedimento, già passato in commissione, riconosce il welfare culturale tra i principi della legislazione regionale e si accompagna alla costituzione di un tavolo tecnico interdirezionale tra Cultura, Welfare e Sanità, già avviato per costruire strumenti di coordinamento. Ambrosini ha richiamato anche il nuovo Patto per il lavoro, per il clima e per l’economia sociale, rinnovato dalla Regione all’inizio di settembre, nel quale il welfare culturale si inserisce come modello di governance orientato alle persone e alle comunità. “A volte ho sentito il rischio di sentire come sinonimi welfare culturale e prescrizione sociale. Per me non lo sono. La prescrizione sociale è una buona pratica, è parte di un ecosistema di welfare culturale”, ha precisato, indicando nella prevenzione, nelle relazioni di prossimità e nella partecipazione il fondamento di una strategia che non può limitarsi alla risposta sanitaria a condizioni di disagio già manifeste.

VELANI: LE REGIONI SONO I CANTIERI DEL WELFARE CULTURALE, SERVE INTEGRAZIONE CON IL PIANO NAZIONALE

“Le Regioni sono un nodo fondamentale per noi e lo sono state in questi anni. Sono stati i cantieri di sviluppo e di realizzazione delle politiche di welfare culturale”. Lo ha sottolineato Francesca Velani, richiamando il ruolo delle amministrazioni regionali nella costruzione di politiche integrate e nella sperimentazione di modelli capaci di collegare cultura, sanità e servizi sociali. Secondo la direttrice di Lubec, il protocollo d’intesa tra Ministero della Cultura e Ministero della Salute rappresenta un passaggio importante per definire indirizzi nazionali e favorire il dialogo tra i diversi sistemi, ma l’attuazione concreta degli interventi dipenderà dalla capacità di coinvolgere stabilmente Regioni, Comuni ed enti territoriali. “Le Regioni ci possono aiutare a strutturare, spingere e collaborare col piano nazionale per una politica nazionale di welfare culturale che poi però va a terra sui territori”, ha osservato. Velani ha ricordato il lavoro avviato da Toscana, Emilia-Romagna, Puglia, Piemonte, Lombardia, Umbria e Marche, citando in particolare la rete regionale per il welfare culturale costituita nelle Marche durante la pandemia e le esperienze sviluppate negli ultimi anni dalla Toscana. “Tutte le Regioni, parlo proprio di Regioni come istituzioni e come direzioni regionali della cultura, si sono impegnate su questo tema, cercando di tenere insieme, di aggregare con degli sforzi immensi la sanità e il sociale e gli altri mondi che erano intorno a loro, perché è la loro competenza”, ha spiegato.

Per Velani, il lavoro avviato da ALES per la ricognizione delle pratiche e la definizione di strumenti operativi rappresenta un’opportunità per rafforzare il percorso delle Regioni e dare seguito agli indirizzi del Ministero della Cultura e del Ministero della Salute. “Abbiamo l’opportunità del lavoro di ALES, che si integra col lavoro delle Regioni, che alimenta il tema del Ministero della Cultura e della Salute”, ha osservato, richiamando le numerose prospettive di collaborazione emerse durante il confronto. “Le Regioni, insieme ai Comuni e agli enti di secondo livello, saranno il riferimento dell’attuazione di questo tipo di politiche e per questo sono centrali nel dibattito, nel dialogo, nella costruzione di documenti di indirizzo rispetto a questi temi”, ha aggiunto. L’obiettivo è trasformare le esperienze già avviate nei territori in politiche pubbliche continuative, valorizzando le competenze e le risorse disponibili e costruendo un coordinamento tra i diversi livelli istituzionali.

SEIA: IL 38,8% DEGLI ITALIANI NON PARTECIPA ALLA CULTURA, SERVE CAMBIARE MODELLO

“Non si tratta di fare supplenza a politiche sanitarie o sociali deficitarie. Si tratta di rileggere in modo diverso delle risorse disponibili”. È il principio richiamato da Catterina Seia, presidente del Cultural Welfare Center, che ha sollecitato un cambiamento nell’approccio al welfare culturale, superando la logica delle iniziative isolate e costruendo collaborazioni strutturate tra cultura, sanità, sociale ed educazione. “Non si tratta di portare nei nostri musei 50 persone con una patologia di Alzheimer, si tratta di ragionare che cosa significa per il museo dare questa risposta in dialogo con gli altri settori e non semplicemente in modo reattivo. E questo è veramente un cambio di paradigma”, ha spiegato. Al centro della riflessione il problema dell’accesso alle opportunità culturali. “Abbiamo una partecipazione culturale ancora molto bassa e forse delle stesse persone. Se pensiamo che il 38,8% della nostra popolazione non fruisce di alcuna attività culturale, facciamoci una domanda. Se pensiamo che chi ne ha più bisogno, gli over 75, non fruisce di attività culturali per il 78%, facciamoci una domanda”, ha sottolineato, indicando nella conoscenza dei bisogni e nella collaborazione tra settori le condizioni per ampliare la partecipazione e raggiungere le fasce di popolazione oggi escluse.

Seia ha richiamato il ruolo delle biblioteche come infrastrutture sociali di prossimità, capaci di offrire non soltanto accesso alla conoscenza, ma anche occasioni di relazione e partecipazione. In questa prospettiva ha annunciato che il 17 novembre a Roma l’Associazione italiana biblioteche dedicherà il proprio congresso annuale al ruolo delle biblioteche nel sistema del benessere. “Una biblioteca che chiama a raccolta sanità, sociale ed educazione, come sta accadendo in alcune Regioni laboratorio, in alcune città laboratorio, luoghi che possono fare la differenza”, ha osservato. Sul versante della prescrizione sociale, Seia ha riferito che sono ormai 36 i Paesi che hanno adottato politiche in questo ambito, mentre in Italia quasi mille realtà stanno sperimentando percorsi che registrano, secondo i dati citati, una partecipazione o un completamento prossimo al 97%. “Significa che c’è una risposta positiva e se non ci sono delle linee guida c’è un’autoorganizzazione. Darci delle linee guida ci aiuta a efficientare risorse”, ha spiegato, sottolineando la necessità di accompagnare le esperienze territoriali con strumenti comuni di programmazione, valutazione e coordinamento. La presidente del Cultural Welfare Center ha infine richiamato l’importanza della sostenibilità economica e della continuità degli interventi, anche alla luce della nuova stagione di programmazione europea. “Il tema è avere continuità, sostenibilità economica, ma anche avere linee di ricerca, formazione continua per cambiare il modo con il quale affrontiamo queste grandi sfide”, ha concluso.


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